Il porto di Napoli monitora la crisi a Hormuz, ‘scorte sufficienti’

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Non emergono particolari preoccupazioni nel porto di Napoli sulle conseguenze della chiusura dello stretto di Hormuz. Eliseo Cuccaro, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale, spiega che il blocco delle petroliere in arrivo dal Golfo Persico non costituisce, allo stato attuale, un problema per i porti della Campania. “A Napoli l’approvvigionamento petrolifero arriva da altre aree del mondo e per i prossimi 45 giorni non ci saranno difficoltà. Il problema è più immediato per quei Paesi che dipendono in maniera diretta dal petrolio mediorientale, in particolare quelli asiatici, per i quali questo greggio vale oltre il 40% dei consumi. Oggi possiamo affermare che il sistema Paese è tranquillo e le scorte sono sufficienti, anche se inevitabilmente questa crisi si ripercuoterà lungo la catena produttiva e logistica con un possibile aumento dei costi: quello del gasolio, infatti, incide su tutta la filiera dei trasporti”. Diverso, invece, il discorso per il traffico container. “In questo momento circa 109 mila container risultano bloccati nell’area del Medio Oriente e le navi dei grandi carrier marittimi mondiali sono ferme in quella zona”, continua Cuccaro. Gaetano Artimagnella, presidente dell’Associazione degli agenti marittimi della Campania, avverte invece un altro effetto del conflitto: “Le compagnie di navigazione stanno già annunciando un aumento dei noli marittimi che si verificherà tra qualche settimana con un effetto domino sul commercio e sull’industria. La guerra in Iran sta già producendo un’impasse commerciale, con traffici sospesi e navi bloccate, e siamo destinati comunque a subirne gli effetti, a partire dall’incremento dei costi del carburante”.