La sperimentazione del sistema di inibizione delle comunicazioni nel carcere di Secondigliano ha fatto emergere un dato significativo: in una sola giornata sono stati registrati 24mila tentativi di accesso alle reti, tutti bloccati dal nuovo dispositivo.
A rendere noto il dato è stato il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, precisando che i tentativi non corrispondono al numero dei detenuti: nell’istituto napoletano sono presenti circa 1.500 persone e uno stesso dispositivo può aver provato a collegarsi più volte.
Il sistema, sperimentato per la prima volta a Secondigliano, impedisce le comunicazioni attraverso dispositivi introdotti illegalmente ma consente di abilitare i numeri telefonici del personale autorizzato. Per ragioni di sicurezza, durante il collaudo sono stati impiegati 250 agenti di Polizia Penitenziaria e non si sono registrate proteste.
Secondo Balboni, dopo l’attivazione del sistema le richieste dei detenuti di effettuare telefonate autorizzate sono quadruplicate. Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha accolto positivamente la sperimentazione, auspicando l’estensione dei jammer ad altri istituti con reparti di alta sicurezza.




