Osimhen fa 25, De Laurentiis il One Man Show

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Al dall’Ara, oltre al solito coro “noi non siamo Napoletani”, poco rispettoso, se così si può dire, rispetto al magnifico striscione esposto dai tifosi azzurri per solidarietà alla Romagna tutta, va in onda un implacabile Osimhen. Altra doppietta che consolida la sua posizione di leader incontrastato della classifica marcatori. Il nigeriano fa 25 nel pari contro il Bologna. Un pareggio buono solo per gli annali che, di fatto, non consentirà agli azzurri di toccare quota 92 in caso di vittoria nell’ultima partita al Maradona della prossima domenica. Limite massimo di punti, 91, dunque salvo per Sarri ed i suoi magnifici ragazzi del 2018. Almeno quello nessuno, per ora, potrà cancellarlo.

Tutti proiettati, allora, verso la festa del Maradona. Quella della consegna della coppa ai campioni d’Italia di domenica 4 giugno. Contro la Samp di Quagliarella che sicuramente, in cuor suo, festeggerà da tifoso lo scudetto del Napoli. Tra uno spettacolo annunciato. Tra i cori, i colori e le luci che certamente e magicamente i presenti allo stadio sapranno regalare.

Una domenica di attesa, che stava per scivolare via , ancora una volta, con il dubbio dei dubbi che assale il tifoso medio napoletano da qualche tempo. Spalletti sì, Spalletti no, sfogliando la margherita dei possibili rimpianti per la partenza del tecnico di Certaldo.

Ed ecco il colpo di scena serale con il presidentissimo Aurelio de Laurentiis che, da vero One – Man Show si prende tutta la scena sul canale 3 della Rai, ospite di Fazio a CTCF. Don Aurelio fa il botto ed annuncia l’addio di Spalletti che gli ha chiesto un anno sabbatico da lui concesso con tanto di ringraziamenti per quanto fatto.
E qui il presidente è apparso sincero, certificando, in pratica quello che tutti avevano ormai già intuito da qualche settimana.

Sta di fatto che, al di là delle verità di facciata, da stasera, ufficialmente, il Napoli avrà un’altra guida tecnica il prossimo anno. Tante le voci, ma la logica dice continuità di progetto. E quindi sarà lecito aspettarsi un allenatore votato al tanto caro 4- 3 – 3, per non disperdere il patrimonio di conoscenza tattica acquisita sotto la guida di Luciano Spalletti. Per continuare a vedere splendere le stelle di Kvara e Osimhen. Per rivedere le trame di gioco di un superbo Lobotka.

In tale scenario, nomi come quelli di Italiano e Thiago Motta trovano una logica collocazione nella lotteria del toto allenatori. Così come la candidatura di Luis Enrique appare dotata di un certo fascino ed, al momento, sembra la preferita agli occhi di un presidente pronto, come sempre, a stupire con gli effetti speciali.
Per cui è ragionevole aspettarsi un nome nuovo che, come fu per Ancelotti nel recente passato, possa contribuire ad infiammare la piazza.

E non sarebbe nemmeno strano perché è il suo modo di fare. Che ai più può anche far storcere il naso. Ma che ha portato il Napoli a stravincere un campionato dopo 33 lunghi anni, oltre a stabilizzare nel tempo la presenza della compagine azzurra nell’Europa calcistica che conta. Con i conti a posto.
E scusate se è poco.