
Napule è mille culure, anche a Firenze. Nel giorno dedicato al ricordo di Pino, il bluesman dei vicoli di Parthenope. Melodie che attraversano il cuore. Sconosciute ai soliti imbecilli che invitano il Vesuvio a lavare col suo fuoco una città, un popolo. Peccato per loro. Resta quello che ha detto il campo. Quattordicesima vittoria al giro di boa del campionato, che proietta il Napoli in solitaria in testa alla classifica, in attesa dei recuperi di Atalanta ed Inter.
Ma vittoria pesante, di carattere. Di un gruppo che mette in campo tutto quello che un allenatore navigato come Conte riesce a trasmettere. Personalità, sacrificio tattico e sano cinismo quando è il momento di colpire e far male l’avversario. Come sanno fare le grandi squadre. Come ha fatto il Napoli al Franchi, in un clima di particolare ostracismo nei confronti degli azzurri. Come sempre, del resto. Su un campo difficile, come suol dirsi.
Niente ha però potuto fermare la danza progressiva verso l’area avversaria di Neres, che ha sbloccato il risultato con un eurogol. Dai e vai con Lukaku e poi destro – sinistro ripetuti in rapida successione. Ubriacatura di almeno tre difensori viola e, per finire, potente fendente sotto la traversa. Un gollasso, per dirla alla Altafini. Un altro brasiliano niente male.
Ma tutto il Napoli ha fatto bene. Trovando un equilibrio tattico sorprendente, se si pensa che gli assenti erano Buongiorno, Kvara e Politano. Con le risposte che Conte si aspettava arrivassero dai sostituti. E, detto di Neres, come non sottolineare anche le ottime prove di Spinazzola da esterno sinistro e di Juan Jesus al centro della difesa. Efficace il primo sia in fase di spinta che di contenimento. Eccellente il secondo in marcatura sul pericoloso Kean. Ottima l’intesa con Rrahmani e difesa blindata. Con l’undicesimo clean sheet garantito anche stavolta da un ottimo Meret, fresco di rinnovo.
Una solidità difensiva che è servita al Napoli per tenere a bada le velleità di rimonta dei fiorentini. Costruendoci sopra la vittoria, con il dominio del gioco. E Lobotka uomo dovunque a dettare le linee di passaggio. Con Anguissa, in forma smagliante, autore di due sgroppate micidiali che hanno indirizzato la partita sul secco risultato finale di 0 – 3. La prima ha, infatti, portato al fallo, ingenuo, da rigore poi trasformato da Lukaku. La seconda, ad una ripartenza conclusa a dovere dall’ottimo McTominay, sempre pronto ad attaccare e riempire l’area in queste situazioni di gioco. E bravo anche a dare sostanza e compattezza al centrocampo azzurro con la sua fisicità. Altra intuizione di Conte, lo scozzese.
Così come Olivera, rivisto dal tecnico leccese tatticamente, con licenza di entrare nel fraseggio, da incursore, a tutto campo. Togliendo ogni riferimento all’avversario. E si, che Antonio da Lecce se ne intende! Il Napoli è, ormai, a sua immagine. Ed il gruppo, tutto indistintamente, evidentemente lo segue. Ed i risultati ne sono la testimonianza.
Un primato inatteso ma meritato. Perché i numeri non mentono mai. E, nel campionato italiano, se hai la migliore difesa sei autorizzato a sognare in grande. Conte lo sa bene e, giustamente, tiene alta la concentrazione dei suoi. Strizzando anche l’occhio alla società per intervenire sul mercato. Per far crescere il valore della rosa a sua disposizione. Per avere più carte da giocarsi fin da subito. Perché, ormai, non ci si può più nascondere.
Tocca quindi a Manna e De Laurentiis agire secondo le linee di miglioramento indicate da Conte. Accontentandolo. Perché lui sa come si fa. Anche quando succedono tristi eventi che a nessuno piace raccontare. Chapeau!
Raffaele Castiello




