
Ennesima delusione al Maradona. Il Napoli non riesce a battere un mediocre Torino e sciupa l’occasione per mettere pressione su chi lo precede in classifica nella corsa champions. Solo un pari al termine di una partita resa ostica dall’atteggiamento tattico del Toro, schierato da Juric con marcature ad uomo asfissianti a tutto campo e che ha evitato qualsiasi possibilità di pressing del Napoli utilizzando, sistematicamente, l’arma del lancio lungo su Zapata che di suo ci ha messo il fisico.
Di contro il Napoli ha cercato attraverso il gioco ragionato, fatto di buon possesso, di aprire varchi interessanti nell’arcigna difesa torinese dove Buongiorno ha mostrato tutta la sua fisicità ingaggiando duelli spesso vincenti con Osimhen, limitandone fortemente l’azione. Ed infatti non è stata delle migliori la prestazione del nigeriano.
Quello che è riuscito bene con Osimhen è invece miseramente fallito, negli intenti, con Kvara che morso dalla tarantola ha mandato in bambola, a turno, quasi tutta la difesa granata. Da incorniciare il gol del vantaggio napoletano frutto di un fraseggio cercato dal georgiano che, dopo aver invitato Mario Rui alla più classica delle sovrapposizioni, è andato a chiudere in estirada il magnifico traversone disegnato dal portoghese in versione professore dello scudetto.
Applausi e, soprattutto, la conferma che il Napoli ha tra le mani una gemma preziosa, un talento che potrà solo migliorare quando avrà raggiunto un’adeguata maturazione tecnica ed una maggiore consapevolezza dei suoi mezzi, passando per una migliore gestione dei momenti topici di una gara.
Quei momenti come ad inizio gara che possono mettere in discesa la partita. Peccato, infatti, per l’occasione sprecata da Kvara, intorno al quarto d’ora iniziale, su ottima imbeccata di Politano a seguito di uno svarione difensivo, uno dei pochi, della retroguardia granata. Poca freddezza sotto porta, ma nessuno è perfetto.
Poi però il resto il georgiano l’ha fatto alla grande e fino alla fine risultando il più pericoloso dell’attacco azzurro e nettamente il migliore in campo. Impegnando a più riprese l’estremo difensore granata con il quale ha instaurato un suo perdonale duello.
Tutto ciò non è però bastato a portare a casa i tre punti, con un Torino che con il minimo sforzo è riuscito ad impattare la gara con un tiro e mezzo in porta. Complice anche la solita disattenzione difensiva del Napoli in occasione del pareggio di Sanabria, troppo solo dopo la carambola da calcio d’angolo e libero di colpire con una rovesciata di buona fattura.
Solito copione quindi con gli azzurri incapaci di essere attenti in determinate situazioni di gioco che lasciano il segno, come già avvenuto a Cagliari. Ancorché menomati a centrocampo dalla brutta copia di uno Zielinski ormai ex di testa e di piede. Evanescente il polacco in odore di Madunnina.
Un Napoli che però almeno cerca la vittoria fino alla fine. Anche se i cambi finali apportati da Calzona qualche dubbio lo lasciano. Poteva, magari, servire uno schieramento un po’ più coraggioso inserendo un po’ prima Lindstrom da esterno, liberando la velocità di Raspadori in posizione di sottopunta in aiuto ad Osimhen per cercare di scardinare la rocciosa difesa torinese. O almeno a scombussolarne gli equilibri acquisiti in corso gara. Per provare a vincere ed allontanare lo spettro di un inutile e dannoso pareggio che si stava materializzando.
Così non è stato ed abbiamo assistito ai soliti quattro, cinque minuti finali concessi a Lindstrom con Simeone, surriscaldatosi nel frattempo in attesa di una improbabile entrata in scena. Magari, sarà la volta buona, per lui prendersi la scena a partire da martedì prossimo dove il Napoli si gioca nel ritorno degli ottavi di champions con il Barcellona quel che resta di un anno travolgente. Quello dello scudetto e di una squadra motivata, con fame di successo. La stessa fame che, per una sera, bisognerà avere allo stadio Olimpico di Montjuic per fare l’impresa e bissare la qualificazione ai quarti della coppa con le orecchie.
Raffaele Castiello



