Napoli in caduta libera, sconfitto ed umiliato a Torino

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È difficile, veramente difficile analizzare la sciagurata prestazione degli azzurri all’Olimpico di Torino. Dopo lo scempio andato in onda al Maradona in Coppa Italia contro il Frosinone con il clamoroso 0 – 4, evidentemente il fondo era vicino. Ed oggi è stato toccato da una squadra semplicemente irriconoscibile. Senza anima, senza testa. Composta da un gruppo di straniti in campo. Una squadra sulle gambe, sopraffatta fisicamente ed asfissiata da marcature ad uomo a tutto campo, da un Toro tosto e risoluto. Una squadra mai capace di entrare in partita. Formata da interpreti con la testa tra le nuvole. Quelle dei mancati rinnovi, dei possibili arrivi e partenze anticipati.

Un sonoro 3 – 0. Tre sberle che pesano come macigni. Destabilizzanti. Con i tifosi che non le mandano a dire a Di Lorenzo e compagni. Meritiamo di più! Urlano con il cuore ferito, dagli spalti. Perché c’è un limite a tutto e non si possono accettare atteggiamenti remissivi, senza la giusta carica agonistica in campo, da quasi fine stagione. Mentre c’è da giocare un intero girone di ritorno puntando ad un piazzamento champions, c’è da onorare un ottavo di champions prestigioso contro il Barcellona, c’è da giocare tra pochi giorni una Supercoppa Italiana.

Ecco, questo è quello che preoccupa maggiormente. Perfino più dei tanti, soliti errori dei singoli puntualmente registratisi oggi. In campo, con fantasmi alla ricerca di qualche trama di gioco degna di questo nome. Con una difesa che fa acqua da tutte le parti, rappresentata da un Juan Jesus improponibile, che è stato sovrastato fisicamente ed in elevazione da chiunque. Con un attacco spuntato dove si preferisce ancora e sempre Raspadori, il divora gol di turno, a Simeone e con un Kvara da chi l’ha visto? Con un centrocampo rappresentato, si fa per dire, da un ormai ex azzurro. Zielinski, mister tentenna, che è, probabilmente, con la testa su altri campi e spogliatoi attenzionato.

Ma anche la panchina, nella persona di mister Mazzarri da San Vincenzo, ci ha messo del suo.
Incomprendibile, per esempio, la sostituzione ad inizio ripresa  quando, in svantaggio e nella condizione di dover recuperare, è entrato Mazzocchi con il Napoli che si è schierato con una sorta di 352. Per difendere che cosa poi?
Scelta infausta aggravata anche dall’esplosione di napoletanità di Pasqualino Mazzocchi, che si è fatto espellere come un pischello. Subito dopo il raddoppio torinese e buio profondo per il Napoli. Umiliato anche con il successivo 3 – 0, con la difesa uccellata ancora una volta troppo facilmente su azione d’angolo.

Napoli dunque a tappeto, a certificare, numeri alla mano, una disfatta sportiva che mai nessuno avrebbe immaginato dopo la cavalcata trionfante dello scudetto. Con la miseria di 28 punti conquistati nel girone di andata. Meno 22 punti rispetto ai 50 dello scorso torneo. E la zona champions, un misero quarto posto da raggiungere, distante 5 punti. Dalla Fiorentina (!). Incredibile.

Situazione delicatissima con De Laurentiis  ostaggio di un allenatore – traghettatore, mandato in ritiro insieme alla squadra, come filtra dalle poche dichiarazioni di circostanza rilasciate da Meluso. Almeno così è al momento. Ma non si escludono colpi di scena. Ma servirà un ritiro per ricompattare e rigenerare psicologicamente un gruppo che appare impaurito, senza certezze e distratto da sirene contrattuali? Il presidente pensa di si evidentemente, quasi come se fosse l’ultima carta da giocarsi per porre rimedio all’attuale surreale situazione.

Un De Laurentiis che adesso, dopo essersi preso recentemente  tutte le colpe della  crisi che sta vivendo la squadra,  dovrà per forza di cose passare ai fatti ed anche rapidamente. Con scelte forti e coraggiose sia sul mercato in ingresso  che su quello in uscita. E con grande umiltà, si spera. La situazione, con una squadra in caduta libera e’, infatti, da bollino rosso. Rosso vergogna!

Raffaele Castiello