Napoli, a Cagliari un pareggio che sa di sconfitta e la Champions se ne va

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Un Napoli prima svogliato, svuotato, poi finalmente pungente con il solito Osimhen e poi ancora sprecone dopo il sudato vantaggio, lascia sul campo al minuto 96 le ultime residue speranze di un piazzamento in zona Champions, sempre più lontana. Un miraggio a questo punto vista la distanza siderale dal quarto posto.

L’errore difensivo di Juan Jesus sulla palla della disperazione, lunga ed ampiamente leggibile in traiettoria, scagliata in area azzurra dalle retrovie sarde, accende la fame di gol del funambolo Luvumbo. Pareggio del Cagliari e delusione profonda tra gli azzurri.

Il Napoli esce così ulteriormente ridimensionato dalla trasferta cagliaritana. Quella che doveva sancire l’inizio di un possibile filotto di vittorie utile a mantenere vivo l’ultimo obiettivo di questo travagliato campionato segnato da arrivi ed esoneri di allenatori, da acquisti rivelatisi mediocri e da un tracollo sportivo insolito per una squadra scudettata.

Invece il Napoli ha recitato, ancora una volta, un copione che quest’anno gli riesce a meraviglia.
Disputando un primo tempo assolutamente privo di qualsiasi mordente agonistico, sotto ritmo, con un giro palla stucchevole e fine a se stesso. Con idee confuse su come superare lo sbarramento predisposto da Ranieri. Senza mai mostrare di giocarsela con il coltello tra i denti. Eppure si trattava di una partita da vincere a tutti i costi!

Ma tant’è, il Napoli attuale è questo. Con alcuni interpreti che sembrano al capolinea della loro avventura azzurra.
Come Osimhen, quasi nullo fino al guizzo vincente del momentaneo vantaggio.
Ma almeno lui la butta dentro!

Ancor più sembra essere un oggetto estraneo dal contesto il polacco ripudiato in Champions. Quel Zielinski a cui si è aggrappato oggi il buon Calzona alla disperata ricerca di equilibri e meccanismi di gioco familiari al 433.
Esperimento purtroppo non andato a buon fine vista l’ennesima prova scialba ed incolore di Piotr.

Tuttavia, prendersela con il solo Zielinski non sarebbe giusto. Tutta la squadra ha, infatti, dimostrato l’assoluta incapacità di essere determinata nel raggiungere il successo. Difesa impacciata in uscita con il solo Olivera sufficiente. Con un centrocampo dove Lobotka ha fatto molta fatica a dare ordine alle trame azzurre. Con un Kvara ancora una volta insufficiente ed in evidente crisi di identità. Il Napoli, inoltre, ha offerto solo a tratti la sensazione di giocare veramente di squadra lasciando, anzi, in più di un’occasione emergere inadeguati individualismi che hanno, alla fine, pregiudicato il risultato finale.

In questa ottica vanno inquadrati gli atti di egoismo sportivo che hanno visto protagonisti sia Politano che Simeone. Entrambi, con il Napoli in vantaggio, hanno sciupato occasioni d’oro per chiudere la partita ignorando compagni meglio posizionati davanti alla porta. E poi si sa, questi errori si pagano, come è puntualmente accaduto al fatidico minuto 96.

Questione di testa, come ha sentenziato giustamente Calzona, per esprimere il suo disappunto su questi atteggiamenti ed, in generale, sulla discontinuità dimostrata dal suo Napoli nel corso dell’intero incontro.
Un Calzona lucido nell’analisi della gara, eppure in una situazione molto difficile tra il dare un senso a quest’ultimo scorcio di stagione ed un ritorno di Champions con il Barcellona ancora aperto, almeno sulla carta, per una prestigiosa qualificazione ai quarti.

E’ per questo che ci sarà molto da lavorare, proprio sulla testa di tanti giocatori azzurri e non è detto che il terzo mister di questa stagione riesca nell’intento. Al momento, infatti, è alto il rischio che le prossime 12 partite azzurre possano diventare semplici esibizioni senza un obiettivo vero da perseguire.

La speranza ormai ultima, è quella che gli azzurri abbiano almeno un sussulto di orgoglio. Per se stessi, per la maglia scudettata che indossano e per tutti i tifosi che imperterriti continuano a dare il loro supporto, senza se e senza ma.

Raffaele Castiello