Il calo demografico non è soltanto una questione sociale, ma una delle principali emergenze economiche del Paese. È il messaggio lanciato da Biagio Cefalo, presidente della Confederazione Imprese Italia, che richiama la necessità di costruire un vero e proprio patto demografico nazionale capace di coinvolgere istituzioni, imprese e territori.
Al centro della riflessione c’è il rapporto sempre più stretto tra diminuzione della popolazione, riduzione della forza lavoro, desertificazione delle aree interne e difficoltà delle imprese nel reperire personale qualificato. Una dinamica che, secondo Cefalo, rischia di compromettere nel medio e lungo periodo la capacità di crescita del sistema produttivo italiano.
“Senza persone non c’è impresa”
Per il presidente di Imprese Italia, il problema demografico va affrontato superando una lettura esclusivamente legata alla natalità. La questione riguarda infatti anche l’occupazione, la permanenza dei giovani nei territori, il ricambio generazionale nelle aziende e la capacità di garantire servizi e infrastrutture adeguate.
Il rischio, soprattutto per il Mezzogiorno e per le aree interne, è quello di un progressivo impoverimento del tessuto economico e sociale. Meno residenti significa infatti meno consumi, meno lavoratori, minore domanda di servizi e maggiori difficoltà per le attività economiche.
Il ruolo delle imprese e dei territori
Secondo Cefalo, serve quindi una strategia nazionale che metta insieme politiche per la famiglia, sostegno al lavoro, formazione, casa, servizi e incentivi alle imprese.
Particolare attenzione deve essere riservata ai giovani, che spesso lasciano i territori di origine alla ricerca di migliori opportunità professionali. Una perdita che pesa soprattutto nelle province e nelle zone interne, dove il fenomeno dello spopolamento sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti. Da qui la richiesta di una risposta strutturale e non emergenziale.
La demografia come questione economica
Il punto centrale, nella posizione espressa da Imprese Italia, è che la demografia deve diventare una priorità anche nell’agenda economica nazionale. Senza una popolazione attiva, senza giovani e senza lavoratori, diventa infatti più difficile garantire continuità alle imprese, sostenere il sistema previdenziale e mantenere competitivi i territori.
Per questo Cefalo propone un confronto ampio tra Governo, Regioni, enti locali, associazioni datoriali e parti sociali, con l’obiettivo di costruire un piano di lungo periodo.




