
Meno tre giornate alla fine. Meno sette punti al traguardo. Numeri che fanno sognare anche il tifoso più pessimista. Ed il Napoli è lì, nella curva da dove si intravede il traguardo. Gli ultimi metri di una volata pazzesca. Col vento in poppa che spinge forte oltre ogni ostacolo.
La trasferta di Lecce regala al Napoli tre punti pesantissimi. Vittoria di cortomuso e diciassettesimo clean sheet stagionale. Quarta vittoria consecutiva in un finale di campionato entusiasmante. Una vittoria fortemente voluta dagli azzurri, eppure sofferta nei minuti finali di gara.
Un secondo tempo giocato col freno tirato, quello degli azzurri.
Paura di vincere? Chissà.
E meno male che la pratica era stata già archiviata con un primo tempo più che sufficiente. Che ha regalato la perla di Raspadori, cecchino inusuale su calcio piazzato. Una rarità per il Napoli.
Meno rara la decisiva performance di Raspagol che, invece, di reti decisive se ne intende eccome. Suo era stato anche l’acuto contro la Juve in occasione dell’ultimo scudetto. Che sia un segno del destino?
Sicuramente un segnale forte. Di compattezza. Per un gruppo che appare animato da un unico e comune obiettivo da raggiungere. Con i suoi leaders, fuori campo, come Lele Oriali. Con i suoi trascinatori sul rettangolo verde. L’esperienza di Big Rom, la tenacia di Lobotka, la saggezza tattica di Politano e McTominay a fare da amalgama.
Per un gruppo che ha dovuto, anche contro il Lecce, fare i conti con pesanti assenze per infortuni.
Con Conte che però ha trovato la quadra ridisegnando non solo l’attacco. E qui il buon Giacomino ha fatto il suo! Ma apportando anche lo scivolamento in difesa di Olivera a formare la coppia centrale con Rrahmani, complice l’assenza forzata di Buongiorno.
Ed ottima la prova dell’uruguagio attento in marcatura e preciso nell’impostazione, per un Napoli quasi teleguidato dal tecnico leccese.
Un Napoli attento a non scoprirsi dopo il meritato vantaggio. Per tutto il primo tempo in controllo assoluto di un Lecce nettamente inferiore agli azzurri.
Ma poi, evidentemente, l’adrenalina ha fatto un brutto scherzo a Di Lorenzo e compagni che hanno, forse, rischiato troppo nella ripresa. Le gambe pesanti, pericoloso possesso palla lasciato ad un Lecce disperato. E Meret qualche grattacapo l’ha pure avuto. Con enorme disappunto di Conte. Preoccupato, in questa fase decisiva della stagione, di eventuali cali di concentrazione dei suoi.
Perché tutto è ancora in gioco.
Certo, il vantaggio di tre lunghezze su un’Inter troppo distratta dall’obiettivo finale di champions ed un calendario apparentemente in discesa, sembrano dare una mano decisiva al Napoli se si guarda e si ragiona partita dopo partita. Ma il calcio è veramente strano, per cui ben fa il tecnico leccese a tenere alta la guardia. Perché nessuno regalerà nulla. E quello che serve per materializzare il miracolo sportivo, il Napoli dovrà guadagnarselo spingendo a tavoletta sull’acceleratore.
Bisognerà solo essere freddi e lucidi nel macinare gli ultimi punti necessari.
Perché non è tempo di soffermarsi sul come raggiungere il traguardo. E sul bel gioco ricamato a fiori colorati. L’importante sarà buttarla dentro vincendo anche su autogol al 95-mo! Chi se ne frega!
Per guardare tutti dall’alto in basso il prossimo 25 maggio.
Un’altra data da scrivere, possibilmente, nella storia sportiva del Napoli.
Raffaele Castiello



