Solo un pari nell’assolato lunch match andato in scena a Firenze. Il Napoli frena la sua timida rincorsa ai piani alti della classifica. Sprecando due ghiotte occasioni per vincere la partita dopo il pari viola. Ma rischiando anche di perderla su almeno due ripartenze della squadra di Vanoli.
Resta il rimpianto per tre punti sfumati al cospetto di una Fiorentina per nulla trascendentale. Una vittoria che avrebbe dato slancio e morale nel tentativo di raddrizzare la falsa partenza di inizio torneo.
Il Napoli arriva, invece, alla prima lunga sosta del campionato in evidente difficoltà nel trovare una sua dimensione. Ed il primo bilancio dopo sei partite, cinque in campionato ed una in Champions, condite da tre sconfitte, non è per niente lusinghiero. Solo 7 punti in campionato. Pochini per le aspirazioni azzurre.
Attenuanti molte. Infortuni a catena che hanno privato Allegri, via via, di pedine importanti dello scacchiere azzurro. Meret, McTominay, Anguissa, Buongiorno, Beukema, Alisson, solo per fare alcuni nomi.
Ma forse, quello che lo stesso tecnico toscano ha evidenziato, come mancante nei commenti alla gara di oggi, è l’elemento sul quale il Napoli deve assolutamente migliorare. La concretezza, il cinismo, l’attenzione nei momenti cruciali quando si deve far male all’avversario. Il veleno che non c’è. E che non si compra nemmeno al supermercato.
Anche oggi infatti il Napoli avrebbe potuto tranquillamente portare a casa i tre punti. Solo che, al di là della bravura di De Gea, a quattro metri dalla porta devi essere dirompente. Devi buttarla giù la porta. Non essere timido come Neres bravo solo ad esaltare la bravura dell’estremo difensore viola. Sono occasioni che non puoi sciupare. Che ti costano punti. Com’era già stato a Milano con Anguissa e lo stesso Neres, quando non si era stati in grado di dare il colpo del KO all’Inter. Subendolo poi.
Vittoria invece sfumata per il Napoli che qualche miglioramento lo ha pure mostrato nella manovra. Un Napoli schierato da Allegri, per necessità virtù, ancora col doppio play Gilmour – Lobotka. Con lo scozzese bravo in fase di manovra ad aprire sul lungo il gioco ed addirittura a chiudere a rete per il vantaggio azzurro. Su calcio d’angolo evidentemente studiato e riprovato. E Napoli pure fortunato nel primo tempo a non andare sotto nel primo quarto d’ora, salvato in due occasioni dalla traversa.
Cosicché il vantaggio, nemmeno tanto meritato, poteva e doveva dare maggiore coraggio e sfrontatezza agli azzurri. Che invece hanno mostrato gli attuali limiti sui quali, si vede, Allegri sta lavorando. A modo suo, certo. E con quello che la società gli ha messo a disposizione. Ma è ancora lontano dal trovare gli opportuni rimedi.
Perché De Bruyne, perno centrale del suo progetto tattico, non riesce, purtroppo, a prendersi per mano la squadra. Ed Hojlund in attacco sembra quasi andarsi a nascondere tra i difensori avversari. Mai viene fuori per ricucire il gioco e dare spazio alla fantasia creativa in appoggio del belga ex City. Ampiamente insufficiente la prova del centravanti azzurro oggi.
Come quella di Lang del resto. Funambolico a parole. Ma bravo solo a fare il compitino in campo. Niente di più. Mai un uomo saltato. Mai una conclusione degna di questo nome. Troppo poco per un esterno d’attacco.
Segnali positivi dalla difesa, sfortunata in occasione della deviazione di Rafa Marin sul pari viola. Ma sempre e comunque troppo bassa per larghi tratti dell’incontro. Conseguenza di un centrocampo altrettanto basso. Perché così predica Allegri? Sarà , anche perché questo è il suo marchio di fabbrica. Ma anche qui il veleno c’entra. Perché bisogna annusarlo. E sul pari della Fiorentina il batti e ribatti al limite dell’area di rigore è sembrato quantomeno inopportuno.
Tutte cose su cui bisognerà lavorare e molto.
Dando, magari, maggiore fiducia ad interpreti diversi che possono assicurare freschezza ed imprevedibilità come Favasuli e Vergara. Quest’ultimo tenuto fuori anche oggi quando forse era meglio tentare qualcosa in più negli ultimi minuti e dare il cambio ad un De Bruyne in evidente crisi di ossigeno.
Cose di campo. Anzi di scelte tecniche di Allegri più o meno condivisibili, che rientrano nella sfera della competenza del tecnico livornese. Al quale spetterà il difficile compito di mettere il Napoli in fase di decollo. Mentre Inter e Roma sono già abbondantemente in volo. Con quali strumenti?
Certamente con il ritorno all’attività dei vari infortunati eccellenti, McTominay in primis. E poi con la piena ripresa fisica di quelli che da troppo tempo, come Neres ed Anguissa, sono non al top della condizione. Se a questo, il buon Allegri, aggiungesse poi scelte tecniche più coraggiose, con squadra alta quando serve e maggiore utilizzo del talentuoso Vergara all’occorrenza, il tutto potrebbe quadrare.
Ed allora, mai come questa volta sia benedetta la sosta!
Raffaele Castiello




