Grande centro dove sei?

Se n’è parlato tanto durante questa legislatura, le scissioni di Italia viva e Azione dal Partito democratico e quelle di Cambiamo e Coraggio Italia da Forza Italia hanno determinato uno scenario frammentato di piccoli corpuscoli che orbitano nel centro.

Dalla dissoluzione della Democrazia cristiana abbiamo assistito a numerosi tentativi di occupare questa area, ma quale è la sua effettiva connotazione? Cos’è il centro? È un centro popolare conservatore tradizionale o un centro laico liberaldemocratico progressista? È un centro del pensiero o dell’opportunismo? È il centro di un grande polo o di una marasma di partitini anonimi?
Italia viva, Azione e Più Europa sono tre partiti dichiaratamente liberaldemocratici e in Europa hanno cittadinanza nella Renew di Macron; sono questi i soggetti che presidiano un centro libdem progressista di cui sopra, ma un progetto unitario fatica a decollare, le divergenze fra le personalità che si contendono l’area hanno rallentato, se non bloccato, i cantieri del grande centro, che poi così grande non è, gli stessi leader di Azione e Iv parlano di un’area che si aggira intorno al 10/15%; ma perché si arrivi a cifre del genere è necessario occupare questo spazio in maniera intelligente.

Azione e Più Europa hanno costituito una federazione che sembra promettente dai sondaggi (si aggira tra il 4 e 5%), Italia viva per ora non è contemplata nel progetto; in effetti il partito di Renzi vive da paria sin dalla nascita, un pò per come è avvenuta, un pò per la sua spregiudicatezza nei palazzi del potere.
Le amministrative siciliane storicamente costituiscono scenario di sperimentazioni e laboratori politici, ma anche qui Azione/Più Europa continuano il loro percorso e i renziani scelgono altre vie.
Sono questi ultimi quelli che hanno più da temere in vista delle politiche, i sondaggi non li hanno mai premiati e tutto fa pensare che alla fine ci sarà una resa dei conti fra Renzi e Calenda.

Per il 2023 sarà necessario trovare una forma per presentare agli elettori la migliore offerta liberaldemocratica e riformista possibile, magari anche con l’aggiunta della componente che si rifà a Toti e Brugnaro, che può senz’altro arricchire in positivo la proposta politica e avere buone prospettive per il futuro.

Vincenzo D’Arienzo

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