Tonfo Napoli a Bologna, sconfitta più che meritata ed aria di crisi

0
22

Brutta sconfitta del Napoli a Bologna. Di quelle che fanno male. Ma soprattutto rumore. Per come è maturata. Per l’atteggiamento in campo tenuto dagli azzurri. Compassati e mai pericolosi prima di passare in svantaggio. Spenti e privi di qualsiasi reazione nel cercare di recuperare la partita, una volta sotto.

La partita che poteva dare al Napoli l’occasione per consolidare il primato in classifica approfittando del mezzo passo falso del Milan, fa spirare, invece ,vento di crisi nemmeno tanto celato. Perché i numeri non mentono mai e quella contro il Bologna è già la terza sconfitta in campionato. La quinta da inizio stagione sommando le due in Champions. Francamente troppe. E se lo dice Conte c’è da preoccuparsi.

Anche perché poi c’è modo e modo di dire le cose. E, stasera, Antonio Conte non le ha mandate a dire ai suoi. È stato diretto il tecnico leccese. E, per la prima volta, ha puntato il dito sul comportamento dei suoi che ha definito < senza cuore >. Rimproverando loro un comportamento in campo senza la grinta giusta. Parlando di compitino e basta svolto dai suoi, al cospetto, invece, di un Bologna tonico e volitivo che la vittoria l’ha cercata con convinzione.

Brutto segnale, che fotografa l’andamento di una partita dove il Napoli ha certificato la ormai atavica inconsistenza in attacco. Novanta minuti di nulla. Un solo mezzo tiro in porta che ha fatto il solletico persino al diciassettenne debuttante portiere bolognese Pessina. Che i guanti non se li è nemmeno sporcati. Potrà metterli in bacheca praticamente nuovi come prova del suo esordio in A. Che è stato più che tranquillo.

Del Napoli di oggi, invece, cosa dire. Il nulla cosmico. Una squadra che sembra ben avviata a ripercorrere la strada anonima del post scudetto di Spalletti. Senza anima. Senza la grinta giusta. Che sembra giocare in surplace. Senza mai cambiare passo. Anche se c’è da recuperare il risultato.

Come al dall’Ara, dove si è vista una squadra che non ha mai dato il ritmo giusto alle proprie giocate. Slegata tra i reparti. Con Hojlund, seppure volenteroso, lasciato troppo solo in attacco e costretto quasi sempre a giocare spalle alla porta. Zero rifornimenti dagli esterni. Con Politano, in pessima giornata, ed Elmas prestato al ruolo mai capaci di generare uno contro uno pericolosi e tali da creare i giusti presupposti per azioni da rete.

Sullo sfondo, una manovra lenta, prevedibile, senza sussulti. Con un centrocampo che mai ha cercato un’azione in verticale, rifugiandosi nel solito giro palla del io la do a te, tu la dai a me ed io la passo al portiere. Una sorta di gioco dell’oca dove si torna spesso alla posizione di partenza. Dalle parti di Milinkovic Savic per intenderci.

Se poi a tutto questo aggiungi due gravi incertezze difensive come in occasione delle due reti del Bologna, a difesa piazzata, allora il patatrac è dietro l’angolo.

Ed appaiono poco convincenti anche le coraggiose parole di mister Conte a fine gara. A certificare che quest’anno sembra non sia sbocciato il giusto feeling tra tecnico e gruppo squadra. Che, forse, giustifica scelte tecniche e di formazione apparentemente non condivisibili ai più con il poco utilizzo dei nuovi arrivati e la rinuncia, ormai acclarata, a possibile turn over tra campionato e coppa. Con il risultato di avere alcuni elementi come Di Lorenzo e Politano in evidente affanno. Ed altri, come Lang e Neres in chiara disarmonia con il resto del gruppo quando inseriti, talvolta anche in ritardo, da Conte in campo.

Resta il fatto, indiscutibile, che bisogna velocemente porre rimedio all’ultimo deludente andamento del Napoli. E solo Conte ha in mano i tasti giusti del telecomando. Magari facendo scelte tecniche anche impopolari. Ma che, alla luce degli ultimi risultati, si rendono necessarie. Perché non tutto è perduto, classifica alla mano.
Primeggia, infatti, la parola equilibrio e la strada è ancora lunga. Per tutti.

Raffaele Castiello