Può un valore fondante come la condivisione unire due realtà “socialmente” lontane, ma entrambe animate da valori altrettanto rilevanti come l’inclusione, la solidarietà e la voglia di conoscenza? Senza dubbio, soprattutto quando nasce l’opportunità di discutere la trama di un libro che richiama, anche con crudezza, la violenza e l’emarginazione. Promotrice dell’iniziativa, l’associazione Salam House operativa nella complessa realtà del quartiere Mercato e delle Case Nuove, che ha voluto organizzare un incontro con gli studenti della scuola bilingue “La Sequoia”, attiva a Chiaia, dedicato all’ultimo libro di Antonio Capolongo, intitolato “La città con il mare dentro”. Ispirato a una storia vera, il racconto ripercorre le vicende del piccolo Terens che, dai sei ai nove anni di età, si trova da solo per strada, dopo aver tentato più volte la fuga dal violento zio Brten, capo di un campo rom a Napoli. Suo malgrado, sperimenta sentimenti contrastanti, a volte si sente tradito da chi gli aveva promesso fedeltà o da chi avrebbe dovuto aiutarlo per mestiere, e altrettante volte perde la fiducia nella gente, fino a un incontro che gli cambia per sempre la vita. Il piccolo grande eroe del racconto capisce che sta per essere abbandonato addirittura dalla madre e che, molto probabilmente, non rivedrà più la sorellina Renet, di un anno più piccola di lui, rimasta a casa in Jugoslavia con i due fratelli e le tre sorelle maggiori. Il papà è venuto a mancare tre anni prima, lasciando un vuoto incolmabile in tutta la famiglia che, privata dell’unico sostegno economico, si trova a dover affrontare dure condizioni di vita. È in questo scenario che la mamma di Terens pensa di risollevare le sorti dei suoi figli “cedendo” il più piccolo allo zio a Napoli. In effetti c’è un piano e Terens scoprirà a sue spese che non si trovava lì per caso, ma per un motivo preciso, la sua età. E così il bambino finisce in girone infernale fatto di maltrattamenti, pestaggi, umiliazioni e delinquenza. Ma lui fa del tutto per riscattarsi. «La nostra associazione – spiega la coordinatrice di Salam House, Barbara Ciardiello – si muove in un territorio di frontiera cercando di coinvolgere quotidianamente i bambini in attività ludico-ricreative, formative e culturali che consentano loro di avere una visione più ampia delle prospettive che la vita può offrire, poiché molti di loro soffrono per una situazione di degrado familiare, sociale e ambientale dovuta alla carenza di strutture sociali che ostacolano lo sviluppo e la maturazione dell’individuo. Quale migliore occasione per noi stimolare gli studenti di una realtà completamente diversa per commentare una vicenda umana così toccante?».
L’invito è stato accolto con entusiasmo dagli alunni della Sequoia. «La nostra impronta didattica – spiega la direttrice Paola Urdininea – si differenzia per la dinamicità di insegnamento. Teoria e pratica si alternano e si completano affinché gli studenti crescano “cittadini del mondo” in un luogo di pensiero, dialogo e confronto continuo. Ecco che dal dialogo e dal confronto costante con Salam House è nata l’opportunità di ragionare intorno a un libro che parla di un bambino cui capita un destino terribile».
Gli alunni della scuola media primaria hanno affrontato con l’autore del libro l’argomento con interesse e passione, hanno commentato con vero trasporto le immagini di un campo rom cercando di comprendere le ragioni per le quali gli abitanti di quei campi non vogliono cambiare la propria realtà esistenziale. Non solo, dopo aver sottoposto lo scrittore a un “fuoco di fila” di domande, hanno avanzato in maniera propositiva anche delle possibili soluzioni per affrontare uno scottante tema sociale come quello delle comunità rom.




