“Requiem sull’ottava nota”, nel secondo romanzo di Giovanni Taranto il capitano Mariani entra nelle vere storie della camorra vesuviana

Un pugno nello stomaco. Dall’inizio alla fine. Questo è “Requiem sull’ottava nota”, il nuovo giallo di Giovanni Taranto (nella foto) pubblicato da Avagliano Editore. Dalla primissima scena, fino all’ultima, il romanzo con la seconda inchiesta del Capitano Mariani trascina il lettore per il bavero, proiettandolo nel mondo crudo dei clan della mafia alle falde de Vesuvio, senza rinunciare a sentimento e humor. Ma non pensate neppure per un momento che vi troverete di fronte all’ennesima rappresentazione scontata del mondo della camorra. No. Qui è la “vera verità” a farla da padrona: quella che l’autore ha imparato a conoscere in quarant’anni sul campo come giornalista specializzato in cronaca nera e giudiziaria. In “Requiem sull’ottava nota” c’è tutta la vita delle popolazioni del Vesuviano, comprese le loro tradizioni, i loro modi di vivere e pensare. Una intera filosofia di vita, che deve confrontarsi con la presenza pervasiva del crimine organizzato. E sarà il Capitano Mariani a dover indagare su una accesa lotta fra cosche. Il lettore si troverà ad affiancare quasi fisicamente l’ufficiale dell’Arma, per tutto il libro, avendo così l’occasione di comprendere dal di dentro i meccanismi di funzionamento dei clan, le loro regole, i motivi alla base delle guerre, i tradimenti, i business, la logica di veri e falsi pentiti, il reclutamento dei giovanissimi, i codici della mafia del Vesuvio. E proprio un codice sarà la chiave di una delle trame principali del romanzo: quello che Mariani dovrà decifrare per comprendere il contenuto di una serie di messaggi criptati che un anonimo informatore gli invia. Qualcuno vuole aiutare le indagini, o è un tentativo di depistaggio? Franco Roberti, già Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e oggi eurodeputato, scrive in prefazione che questo secondo romanzo di Taranto è “…un grande affresco: sorprende affascina, introduce ai misteri della lingua napoletana, svela le tecniche investigative più raffinate. Insieme, fa comprendere quali siano le cause storiche, economiche e sociali che hanno reso la camorra parte integrante del tessuto sociale Vesuviano, di Napoli e della sua area metropolitana. E come sia possibile, forse, liberarsene per sempre”.

 

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