
Ancora una vittoria sofferta. In una partita di quelle che danno l’impressione di essere stregate. Dopo un rigore sciupato, un palo centrato a botta sicura, un possesso palla da percentuale bulgara. Dopo una ventina di conclusioni a rete. Ma niente.
Sembrava, tristemente, avviarsi verso la fine della classica partita a reti bianche, come si usa dire in questi casi. Un’occasione sciupata per agganciare la testa della classifica.
Ed invece, Jack Raspadori, ad una manciata di minuti dal termine, ha fatto esplodere il Maradona con un gol dei suoi.
Una rasoiata rabbiosa quanto efficace che ha, finalmente, abbattuto la resistenza ad oltranza di un Venezia scorbutico, ostico, tutto cuore e grinta.
Il Napoli ha così rotto l’equilibrio di una partita resa complicata dall’atteggiamento tattico di un Venezia pronto a chiudere tutti gli spazi alla manovra azzurra. Con gli uomini di Di Francesco bravi a fare densità in mezzo al campo e, all’occorrenza, abili a raddoppi di marcatura asfissianti dai quali il Napoli faceva fatica a liberarsi.
Se non in qualche frangente con la fisicità di McTominay e quando la palla passava tra i piedi di un Neres in gran spolvero.
Con il brasiliano, lanciato da Conte nel tridente d’attacco fin dall’inizio, che ha confermato, al momento, di essere l’unico in grado di saltare l’uomo nell’uno contro uno creando il panico nelle difese avversarie, oltre a servire assist decisi ai suoi compagni.
Cosa che è avvenuta puntualmente anche oggi contro il Venezia in occasione del gol del Napoli con il passaggio radente servito a Raspadori.
Imprevedibilità, rapidità di esecuzione e cambio ritmo con la palla al piede. Qualità indubbie possedute dal giocoliere brasiliano. Sia a destra, che a sinistra in attacco.
Tutte cose non di certo sfuggite a Conte che, nel momento decisivo della gara, ancora inchiodata sullo zero a zero, ha fatto una scelta importante, sulla quale bisognerà, da ora in poi, riflettere e non poco.
Fuori un Kvara, ancora una volta impalpabile, e non Neres per dare l’assalto finale e cercare la vittoria. Spostando a sinistra il brasiliano e riconsegnando a Politano la posizione di esterno destro in attacco. Con Raspadori pronto a ridisegnare un 4231 d’assalto.
Assalto andato a buon fine con il gol della vittoria.
Insomma, una mossa, decisiva per le sorti della gara, con cui Conte ha certificato la piena fiducia nel talentuoso brasiliano, lanciando un segnale forte al tutto il gruppo. E soprattutto al georgiano.
Con il tecnico leccese alla disperata ricerca di chi la mette dentro. Di chi fa gol, come lui stesso ha tenuto a precisare al termine dell’incontro.
Perché il Napoli, pur avendo la migliore difesa in campionato, segna purtroppo, poco. E Lukaku non è riuscito ad essere decisivo nemmeno contro il Venezia.
In verità, poco fortunato il belga in due momenti topici dell’incontro. Nel primo tempo, quando l’ottimo Stankovich gli ha parato alla grande il tiro dal dischetto e successivamente nella ripresa quando ha centrato in pieno il palo su azione, questa volta, da grande bomber.
Un problema, quello del gol, che il Napoli dovrà risolvere. Soprattutto quando incontra squadre che impostano la propria partita difendendo in dieci dietro la linea del pallone, pronte a far male in quelle poche occasioni che riescono a crearsi. Come oggi ha fatto il Venezia egregiamente, sfiorando addirittura il gol assassino nel primo tempo.
E Meret, come a Cagliari, ci ha messo una pezza contribuendo a mantenere intatte le possibilità di vittoria del Napoli.
Una vittoria che è poi giunta alla fine mostrando un Napoli forte nella testa. Che ha mantenuto alta la concentrazione come vuole il suo condottiero. Nell’attesa dell’evento che, prima o poi, avrebbe cambiato l’inerzia della gara.
E quando Jack Raspadori ha gonfiato la rete, tutti hanno esultato con un urlo liberatorio.
Anche Conte, con annessa corsa a pugni chiusi.
Perché don Antonio, sotto sotto ci crede, eccome. E va fiero dei suoi primi 41 punti sulla panchina azzurra. Che regalano una classifica intrigante con il Napoli primo a fine anno, a braccetto con la Dea bergamasca.
Chi l’avrebbe mai detto?
Raffaele Castiello




