
Cambiare tutto per non cambiare niente! Elettroencefalogramma ancora piatto, in continuità con la pessima ultima annata. Una perversa abitudine a ripetere errori già fatti e riproposti a più riprese nello scorso campionato. Stessi interpreti, non ancora accantonati, chissà perché e per come. E questa volta Giulietta si è divertita parecchio. Ha affondato il colpo e non gli è sembrato vero rifilare tre schiaffi pesantissimi al Napoli.
Agghiacciante, per dirla alla Conte. Che pure segnali di allarme ne aveva mandati nella conferenza pre gara parlando di anno zero. Di ricostruzione in atto, lanciando segnali precisi verso chi la sta architettando, con i suoi modi ed i suoi tempi. Il club, come usa spesso indicare il tecnico.
Ma forse Conte mai avrebbe immaginato, il giorno dopo, di dover commentare una simile disfatta materializzatasi al Bentegodi. E di chiedere anche scusa al popolo napoletano per l’indecoroso spettacolo che hanno regalato i suoi ( ? ) uomini.
Una squadra molle, senza la minima cattiveria agonistica. Alla ricerca ancora di una sua identità. Con alcuni elementi, come Mazzocchi, che hanno mostrato evidenti limiti di qualità nelle giocate. Altri, come Lobotka ed Anguissa, che sono apparsi mal assortiti nello schema predisposto da Conte. Un centrocampo che non ha inventato granché e che si è fatto facilmente infilare con ripartenze velenose. Una squadra che, dopo un primo tempo mediocre condito dalla solita sterilità offensiva, è andata sotto al primo vero affondo veronese ad inizio ripresa.
Per poi, come ammesso dallo stesso Conte, ” sciogliersi come neve al sole” ed entrare nel solito meccanismo di autodistruzione sportiva, condita da “orrori” tecnici individuali e di reparto come in occasione sia del secondo che del terzo gol subiti. Protagonista, in almeno due dei tre gol subiti, il redivivo Juan Jesus, riproposto inspiegabilmente da Conte!
E qui verrebbe di cantare un famoso ritornello del miglior Battisti: “Ancora tu, ma non dovevamo vederci più!”. Ed il tecnico leccese dovrebbe, forse, spiegare perché in assenza, per infortunio, del migliore e più costoso, ad oggi, acquisto in difesa, Buongiorno, non ha giocato Rafa Marin. Non lo vede, non lo ha scelto lui? Mistero.
Non l’unico in questo primo scorcio di stagione. E nemmeno il più eclatante. Perché, è inutile girarci intorno, se il Napoli è squadra da completare nei prossimi 12 giorni di mercato, si spera, secondo le indicazioni di mister Conte, il mistero più grande è legato alla vicenda Osimhen ed a come si risolverà, se si risolverà.
E, purtroppo, il mercato del Napoli è bloccato ancora dal centravanti Nigeriano. Che, forte di un ricco contratto in essere con il Napoli, tiene sotto scacco la società in virtù di una clausola rescissione scellerata da 130 milioni a cui nessuno sembra voler nemmeno avvicinarsi.
Manna, per logiche di mercato anche comprensibili, stenta di conseguenza ad accontentare Conte che aspetta come il pane il suo fidato Lukaku, insieme ad almeno due altri colpi (Neres e Gilmour) per assestare la squadra dopo aver bocciato più di un elemento della rosa dopo il doppio ritiro estivo.
Basteranno, a far cambiare volto al Napoli remissivo ed angoscioso di Verona? Conte non sembra molto sicuro!
E, mentre gli piange il cuore per la mortificante sconfitta rimediata, si aspetta pochi sorrisi e molta voglia di riscatto a partire da domenica prossima. C’è da preoccuparsi, allora. E, soprattutto, ” Anna’ fatica’ ” tutti e velocemente.
Raffaele Castiello




