
Dopo un 6-2, punteggio tennistico maturato in una competizione internazionale di altissimo livello come la Champions, c’è poco da commentare sui dettagli di una gara in cui sei stato impallinato dal tuo avversario. Poi perfino irriso e preso ad Olè a mo’ di sfotto’ dai tifosi olandesi, festanti ed un pochino alticci.
Anche perché la tua gara è finita intorno alla mezz’ora del primo tempo. Dopo un vantaggio illusorio seguito da due errori che, a certi livelli, nessuno si può permettere. Soprattutto il secondo, da scuola calcio. Con praterie concesse in ripartenza agli avversari dopo aver subito il pareggio sfortunato sì, ma pur sempre evitabile con maggiore accortenza e da tenersi stretto nell’attesa di ricompattarsi e restare in partita. Invece è arrivata una sconfitta pesantissima che compromette non poco il cammino in Champions del Napoli.
Quello che si può dire, invece, è che il Napoli si è liquefatto dopo lo svantaggio mostrando alla platea internazionale il peggio di sè. Ma pur sempre una copia sbiadita di quello che in molte partite avevamo già visto dopo lo scudetto Spallettiano. Molte analogie con quel Napoli raffazzonato a cui Mazzarri e Calzona avevano cercato di evitare la caduta libera in cui la squadra era precipitata. Una squadra cioè senza anima. Sfilacciata nei reparti. Dove ognuno pensa a se stesso, cercando di fare il compitino. Incredibilmente apparsa fisicamente in condizioni pessime e senza nessuna lettura dei momenti della gara. Come se non fosse una squadra che in panchina ha uno dei migliori e riconosciuti allenatori europei: Antonio Conte. Apparso ieri sera quasi rassegnato nell’accettare una sonante sconfitta maturata attraverso un comportamento in campo della sua squadra da incubo. Che ha sconfessato in 95 minuti il credo calcistico che lui stesso aveva inculcato al gruppo ottenendo uno scudetto che rimarrà nella storia. Ecco la cosa più sorprendente emersa dalla sconfitta contro il PSV. Il che preoccupa e non poco.
Perché, gran parte degli interpreti schierati in campo sono stati voluti proprio da Conte. Conte ha voluto lo stranulato Beukema di ieri sera. Così come ha voluto l’inconcludente ed arruffone Lucca, solo buona volontà la sua ma niente del piglio di attaccante che ci si aspettava. Quasi settanta milioni in due! E che dire di Gilmour, apparso un chierichetto spaesato e surclassato dal centrocampo olandese. E’ il Gilmour che doveva non far rimpiangere all’occorrenza il faro del gioco azzurro, Lobotka. Al momento non pervenuto. Ed è evidente che qualcosa non funziona nel nuovo impianto di gioco che Conte sta cercando di far assimilare al suo gruppo.
Un nuovo modo di porsi in campo. Una necessità imposta anche dal cercare di far risplendere la stella del mercato regalata da De Laureentis al tecnico leccese. Che, probabilmente, non aveva chiesto De Bruyne. Ma si trova ora nella condizione di dovergli trovare un ruolo in campo per far emergere la sua indiscussa classe. Sacrificando il suo naturale atteggiamento tattico per lo più conservativo, in favore di una maggiore proposizione in avanti. Che però, fino a questo momento, non ha prodotto effetti positivi visibili perché sono sempre poche le occasioni da rete vere prodotte in una singola partita. Mentre sono, purtroppo, molte le occasioni concesse agli avversari. Come al PSV che di gol ne poteva fare altri. E meno male che si è fermata con il pallottoliere!
Ecco, alcuni elementi, centrali, che fanno, purtroppo, da cornice a questo momento di involuzione del Napoli. A cui si sommano, tuttavia e a parziale scusante del tecnico leccese, una serie di infortuni che hanno privato il Napoli di pedine importanti in campo nei reparti cruciali dell’impianto di gioco che ha portato al trionfo nello stesso campionato. Prima Lukaku, poi Rrahmani, poi a turno i vari Buongiorno, Politano, Neres, McTominay ed infine Hojlund e Lobotka.
Se a questo sommiamo lo stato di evidente affaticamento di Di Lorenzo, il difficile inserimento di De Bruyne negli equilibri tattici della squadra e una difesa ancora alla ricerca di una certezza tra i pali, si intuisce perché Conte continua a dire che quest’anno sarà complicato.
Tuttavia questo non giustifica completamente figure come quella di ieri sera. Dove l’onore parziale è stato salvato da una splendida doppietta di McTominay. Acciaccato ma sempre efficace nel gioco di testa. Il suo pezzo forte. Perchè si può anche perdere ma, a certi livelli, va salvata la faccia. E poi sconfitte con un punteggio tennistico lasciano scorie pericolose nella testa dei calciatori. Soprattutto se, come sabato prossimo, il calendario ti propina uno scontro da dentro o fuori.
Sì, perché, un’ulteriore sconfitta, che sarebbe la terza consecutiva, contro la lanciatissima Inter nel big match del Maradona, suonerebbe come ulteriore segnale di resa degli azzurri.
E’ quindi, sulla testa che Conte dovrà lavorare in maniera forte. Cercando di ricompattare il gruppo. Facendogli ritrovare certezze tattiche che appaiono svanite nel nulla. Lo ha detto anche lui in conferenza stampa:< Bisogna farsi tutti un bagno di umiltà>.
Mai affermazione più giusta in questo momento di evidente difficoltà. Quel che accadrà, lo scopriremo sabato prossimo nel catino, speriamo, del Maradona. Che dovrà spingere gli azzurri e Conte verso una vittoria non solo scacciacrisi. Ma che ridia certezze a tutti.
Raffaele Castiello



