Napoli, primo stop in campionato: Como corsaro al Maradona

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Il Como espugna il Maradona con la sfrontatezza di chi non guarda al blasone dell’avversario. Giocando il suo calcio fatto di possesso, giro palla apparentemente lento ma micidiale nelle imbucate. Squadra corta, pressing alto e fuorigioco telecomandato. Brutta gatta da pelare per chiunque. E lo è stato anche per il Napoli, che ha assaporato il sapore della prima sconfitta in campionato.

Tutto giusto e vittoria meritata quella dei lariani, ma è pur vero che gli uomini di Allegri del loro ce l’hanno messo, eccome, contro gli enfants terribles di Fabregas. Perché entrambi i gol che hanno sancito la sconfitta, sono stati frutto di errori marchiani della difesa azzurra. Goffa con Olivera, in occasione del vantaggio comasco. Addirittura autolesionista nella sequenza di errori in uscita che hanno portato al secondo e definito vantaggio degli ospiti.

Peccato, perché il Napoli, era anche riuscito a riprenderla con Hojlund, autore di una rete da bomber di razza. Ma, quando il livello degli avversari si alza, gli errori si pagano. E le partite cambiano la loro storia. Diventando complicate. Soprattutto se si gioca in condizioni di caldo opprimente com’era stasera al Maradona. E se hai di fronte una squadra come il Como abile a dettare il ritmo giusto della gara. Affondando quando serve. Rallentando all’occasione. Con gente che da del tu al pallone. Nico Paz, Da Cunha a menare la danza. Diao, micidiale sugli esterni. Douvikas concreto sotto rete.

Il Napoli, in tutto questo, è apparso ancora un quadro incompiuto. Fragile in difesa. In affanno a centrocampo dove sia Anguissa che McTominay hanno sofferto il fraseggio degli avversari. Bloccato sulla catena di destra con Politano non in giornata eccezionale. Meglio su quella di sinistra almeno con Lang fino a quando è stato in campo. Su Olivera meglio sorvolare. E primo tempo di sofferenza. Con il Napoli tenuto ancora in partita da un ottimo intervento di Meret in pieno recupero.

Un pochino meglio la ripresa, con Allegri che si è giocato tutte le carte a sua disposizione. Ma gli ingressi di De Bruyne, Alisson, Spinazzola, prima e di Neres e Lucca dopo, non hanno sortito l’effetto sperato dal tecnico e dai tifosi sugli spalti.

Pochi sussulti e pochissime conclusioni a rete. Anche perché Fabregas si è coperto a dovere chiudendo, con uno schieramento più che abbottonato, tutti i possibili varchi che un Napoli, stanco, non è riuscito ad aprirsi. Solo illusoria la gioia del pareggio in una delle poche percussioni riuscite nel finale. Ma ennesimo fuorigioco orchestrato dalla difesa lariana che ha gelato tutti.

Niente da fare dunque per il Napoli. Sconfitta che brucia e sulla quale riflettere per come è maturata. E, tenuto conto che siamo appena alla seconda giornata, non sarebbe memmeno il caso di fare drammi. Se non fosse che tra appena sei giorni la truppa di Allegri dovrà fare visita ai campioni in carica dell’Inter, a punteggio pieno come da pronostico.

E non saranno ricchi premi e cotillons al Meazza. Ma una partita che però dirà molto sulla reale forza o presunta tale del Napoli di quest’anno. Col freno a mano tirato sul mercato fino all’ultimo. E l’esordio brivido in champions con l’Arsenal dietro l’angolo. Lo spettacolo del calcio tra sogno e realtà.

Raffaele Castiello