Napoli, pari amaro all’Olimpico e sprecata una grande occasione: ma va bene così!

0
19

Va bene così. O, se si vuole, è cambiato tutto per non cambiare niente. Il Napoli sempre primo è. E sempre 3 sono i punti di vantaggio sull’Inter, in attesa del recupero contro i viola per gli uomini di Inzaghi. Sarà aggancio in vetta? Si vedrà. I numeri, che quasi mai mentono, dicono però che il Napoli ha raccolto 7 punti nel trittico di fuoco: Atalanta, Juve e Roma. Tutti avrebbero firmato in anticipo. Anche Conte, che l’ha confessato candidamente.

Però, vittorie sfuggite per un pelo come quella contro la Roma qualche apprensione te la creano. Lasciano l’amaro in bocca. Se non fosse per come il pari è arrivato. Quasi scontato. Automatico, se rinunci a giocare gli ultimi 15 – 20 minuti dell’incontro, lasciando alla Roma il controllo del gioco. Abbassandoti, come ha fatto il Napoli, a dismisura, senza pressare alto l’avversario. Ti consegni a quest’ultimo. Ed il gol, prima o poi, arriva inesorabile.

Un vero peccato, perché il Napoli ha accarezzato a lungo la vittoria, sperata ed essenziale per allungare in classifica dopo il pari nel derby milanese. Con un primo tempo giocato in assoluto controllo. Buon giro palla, autoritario, agevolato anche dall’atteggiamento tattico della Roma. Bassa e raccolta nella sua metà campo. E vantaggio meritato degli azzurri con un pallonetto beffardo di Spinazzola. Gol dell’ex. Un ex in grande spolvero. Su assist di Juan Jesus! Udite, udite. E qualche rimpianto per non aver saputo affondare il colpo del KO. Per poca freddezza sotto porta di McTominay. Per manifesta insufficienza di un arbitro molto sicuro di sé. Dei suoi errori però. Con almeno due rigori negati al Napoli. E la partita sarebbe stata sicuramente un’altra.

È, invece, andato in scena un secondo tempo in cui il Napoli non ha mostrato un’atteggiamento propositivo. Subendo il ritorno di una Roma che Ranieri ha ridisegnato spregiudicatamente in attacco. Con Dybala e Saelemaekers a fare la differenza, nei concitati minuti finali, con la loro azione penetrante dalla trequarti in su. Che il Napoli ha sofferto, eccome. Capitolando nel recupero.

Perché a nulla sono valse le sostituzioni apportate da Conte allo schieramento per fronteggiare l’onda giallorossa. Le solite sostituzioni però. Con le uniche e striminzite risorse che il tecnico leccese ” vede” sposarsi con la sua idea di calcio. E qui il discorso va, logicamente, ad impattare sulla anonima presenza in panchina di figure come Ngonge, Billing, Rafa Marin, Hasa. Perfetti sconosciuti. Che Conte, evidentemente, non “vede”. E mentre Ngonge e Rafa Marin, Conte se li è ritrovati in rosa fin da Dimaro, gli altri due gli sono stati regalati nel mercato di Gennaio. Mistero. Reso ancora più intrigante dalla fuga di Kvara che, di fatto, ha indebolito il Napoli.

Vedremo, allora, a conclusione di questo mercato assurdo, che distrae un po’ tutti mentre il pallone rotola, cosa cambierà e, soprattutto, se Manna saprà colmare i soliti e risaputi buchi d’organico del Napoli. Che però guarda ancora tutti dall’alto e sembra avviato ad una comoda qualificazione alla prossima Champions. Obiettivo dichiarato ad inizio torneo. Anche se poi l’appetito vien mangiando e Conte ha ancora tanta fame.

La stessa che sta cercando, disperatamente, di trasmettere ad un gruppo che ha dovuto prima ricompattare facendolo diventare squadra temibile per tutti. Anche per l’Inter che, se vorrà bissare lo scudetto della passata stagione, dovrà sudarselo fino alla fine. Punto a punto con una squadra tosta che venderà cara la pelle. Perché il Napoli non mollerà. Questo è certo.

Raffaele Castiello