Napoli, pareggio amaro a Copenaghen: ora tutto si complica in Champions

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Quando non porti a casa una partita come quella contro il Copenaghen, in superiorità numerica per quasi 70 minuti ed in cui ti giochi la qualificazione in Champions, diventa difficile trovare il colpevole. Perché si è tutti colpevoli. Perché c’è un limite a tutto.

Rimane, alla fine, solo quello che sei riuscito a combinare. Poco, in verità. Un pareggio che rende difficilissima la qualificazione ai play off di Champions. Perché alla prossima bisognerà battere nientepocodimeno che il Chelsea. Mica il Canicattì, con tutto il rispetto per i siciliani.

E dovrebbe farlo l’attuale Napoli. Incerottato all’inverosimile. Con calciatori a disposizione di Conte come Lang, Lucca, Olivera, al centro di trattative di mercato. Con la testa altrove nella migliore delle ipotesi.
Impresa ardua. Che sfiora l’impossibile.

Ma tutto frutto della pessima interpretazione della partita contro i danesi. Con il Napoli padrone assoluto del gioco già prima dell’espulsione di un giocatore avversario che gli aveva regalato la superiorità numerica. E primo tempo giocato con personalità. Mettendo in mostra il talento di Vergara. Sfiorando in più di un’occasione il gol. Trovandolo poi con il solito McTominay. San McTominay, perché se non la butta dentro lui sono dolori di pancia.

Poi, ad inizio ripresa, quando qualcuno già faceva i conti con il pallottoliere perché sarebbe stato importante fare qualche golletto in più per migliorare la differenza reti generale in classifica, inizia un’altra partita. Con il Napoli che, colpevolmente, si siede. Pensando che il più sua fatto.

Ed invece la partita andava chiusa. Subito. Cosa che il Napoli non ha fatto. Controllando si la manovra. Ma sterilmente come ultimamente gli succede. Con quel noioso tic-toc fine a se stesso. Giocando all’indietro spesso, anziché cercare di sfruttare la superiorità numerica. Soprattutto sulle fasce.

E qui, qualcosa sembra non ritornare, se Conte ha preferito, dall’inizio, schierare a destra Gutierrez che il piede destro non lo usa nemmeno per salire sul tram. Mistero che il tecnico leccese non ha svelato.

Fatto sta che il Napoli da quella parte non ha mai sfondato. Come non fa sfondato in altre zone del campo. Facendo, anzi, riprendere coraggio ai danesi con una condotta di gara nella ripresa a dir poco insufficiente.

Ed il Copenaghen, puntualmente, ha colpito. Aiutato da un’ingenuità colossale di Buongiorno. Che, nell’unica azione manovrata dei danesi, ha pensato bene di sgambettare un avversario in piena area di rigore, anziché accompagnarlo ad un probabile innocuo cross. Rigore che non ha scomodato nemmeno il VAR europeo. E frittata più che dorata servita sul campo, ai circa duemila tifosi accorsi al Parken, e a tutti gli altri sprofondati e sconsolati sui divani a casa.

Partita buttata così al vento. Vento che Conte ha cercato di indirizzare verso la vittoria schierando di tutto e di più in campo. Dentro Lucca, Lang, Olivera, Ambrosino. Confusione totale, però, che non ha portato al risultato sperato dal tecnico leccese. Tradito ancora dall’ineffabile Lucca che ha sprecato l’occasione migliore per riportare in vantaggio il Napoli.

E quindi, niente, il vento non è cambiato, facendo invece già assaporare il suo gelido effetto sulle due prossime partite che attendono gli azzurri. Juve e Chelsea. Due sfide da non fallire. Per non uscire dai radar del campionato e della Champions. Che il Napoli affronterà, però, ancora nell’emergenza infinita. Rispetto alla quale vale oggi più che mai l’espressione coniata dal maestro Eduardo: < Adda passa’ a nuttata>!

Raffaele Castiello