Napoli operaio all’Olimpico, un pari sbiadito con la Lazio

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Striminzito, ottenuto con una condotta di gara più che attenta in fase difensiva ma avara di idee in attacco. Un punto che però tiene il Napoli nel gruppone Champions e, soprattutto, frena la Lazio in casa in uno scontro diretto delicatissimo che poteva vedere allungare pericolosamente gli uomini di Sarri in classifica in caso di vittoria.

Un pareggio, quindi, salutare per il Napoli in un momento di emergenza assoluta tra squalifiche, infortuni e le solite assenze di coppa africana. Ma un Napoli, francamente, solo operaio e non bello da vedere che ha giocato unicamente per bloccare il prevedibile predominio laziale, con l’obiettivo di evitare il peggio.

Riuscendoci anche, con Mazzarri che ha confermato ancora una volta la difesa a tre. Il suo marchio di fabbrica. Con il Napoli abile a chiudere tutti i varchi ai laziali con uno schieramento accorto in fase di copertura dove la difesa diventava a cinque. Con un possesso palla ragionato ed orchestrato da un ottimo Lobotka, coadiuvato a centrocampo da un ammirabile Demme, l’uomo della provvidenza, professionista esemplare.

Il risultato è stato quello di tenere, volutamente, basso il ritmo partita  evitando di accendere sia Luis Alberto che Felipe Anderson. Due che normalmente fanno male agli azzurri. E fin qui le cose positive. Ma pur sempre poco rispetto a quello che, invece, continua a non andare per il verso giusto. Con l’assoluto riproporsi dell’anemia realizzativa che, anche stasera, ha consentito al portiere avversario di assistere all’incontro come spettatore non pagante!

Zero tiri in porta, un paio di conclusioni velleitarie di Gaetano e Zielinski ampiamente fuori a sancire l’attuale sterilità offensiva. Alla quale Mazzarri dovrà velocemente porre rimedio con gli opportuni correttivi, cercando di trovare, a partire dal nuovo assetto tattico ormai sposato, i giusti movimenti in attacco.

In verità anche stasera, e con il risicato materiale umano a disposizione, qualcosa Mazzarri ha cercato di adottare tatticamente. Cercando di avvicinare quanto più possibile Zielinski e Politano ad un Raspadori per forza di cose isolato in attacco. Tentativo ampiamente fallito, però. Al di là degli interpreti. Perché si, la qualità aiuta e certamente con Osimhen e Kvara la musica cambia. Ma prima ci vogliono le idee da trasformare in schemi funzionali a far male all’avversario. E questi, francamente, sembrano mancare al momento.

Così come manca, per certi versi, il coraggio di osare come squadra. Perché non è detto che un assetto tattico come quello del Napoli  visto stasera all’Olimpico sia sinonimo di prudenza ed accortezza ad oltranza. Si può anche difendere in blocco, di reparto, ma ci si deve sforzare, durante l’incontro, per alzare il livello di pericolosità in fase propositiva. Facendo la partita e non subendola a prescindere.

Pertanto, prendendo per buono il pari odierno nell’ottica di un risultato più che utile all’attuale classifica, la speranza è quella che, una volta recuperati tutti gli effettivi e terminate le distrazioni del mercato, le cose possano rapidamente migliorare se, veramente, si vuole puntare a quello che ormai è diventato il minimo obiettivo stagionale in campionato.

Un quarto posto da raggiungere senza se e senza ma per salvare almeno la faccia da campioni d’Italia in carica . Cosa ovviamente gradita al presidente che, insieme all’annunciata, da lui stesso, partenza di Osimhen a giugno, potrebbe portare al Napoli ulteriore stabilità economica per restare nel calcio che conta sia in Italia che nelle competizioni europee. Sarà però dura e serviranno molte vittorie da qui alla fine  per raggiungere l’obiettivo. Ma servirà, soprattutto, un altro Napoli. Quello col vestito buono.

Raffaele Castiello