L’incontro a Palazzo San Giacomo tra il sindaco Gaetano Manfredi e il presidente del CONI Luciano Buonfiglio apre ufficialmente la partita che potrebbe cambiare il volto di Napoli nei prossimi dieci anni. Sul tavolo c’è la candidatura della città ai Giochi Olimpici e Paralimpici estivi del 2036, un’ipotesi che da progetto politico sta diventando giorno dopo giorno un dossier istituzionale concreto.
L’entusiasmo per i Giochi invernali di Milano-Cortina, conclusisi con il record storico di trenta medaglie per l’Italia, ha riacceso in tutto il Paese l’ambizione olimpica. Ed è in questo clima che Napoli ha deciso di alzare la mano. Il gruppo consiliare del Partito Democratico ha presentato una richiesta ufficiale al sindaco chiedendo di avviare un percorso istituzionale per valutare la fattibilità della candidatura, puntando su un modello sostenibile basato sul riutilizzo degli impianti esistenti. In prima fila lo stadio Diego Armando Maradona, per il quale la Regione Campania ha già stanziato 202 milioni di euro per la riqualificazione, anche nell’ottica di una possibile sede degli Europei di calcio del 2032.
L’idea non nasce nel vuoto. Napoli è Capitale Italiana dello Sport nel 2026, a luglio ospiterà le pre-regate dell’America’s Cup e nel 2027 il lungomare partenopeo diventerà teatro della finale vera e propria. Un percorso di grandi eventi che i consiglieri dem Gennaro Acampora e Tommaso Nugnes indicano come prova concreta della credibilità internazionale conquistata dalla città: “Napoli non è più soltanto destinataria di politiche di sviluppo, può ambire a diventarne protagonista su scala europea e internazionale.”
Lo scenario più accreditato è quello di un asse con Roma, una candidatura congiunta tra le due grandi città del centro-sud capace di riportare i Giochi olimpici estivi in Italia dopo ottant’anni dall’edizione romana del 1960. Dal nord, nel frattempo, si muove la cordata Milano-Torino-Genova, con un progetto bipartisan che punta anch’esso al 2036 o, in alternativa, al 2040. La partita, quindi, si gioca anche all’interno del Paese prima ancora che sul tavolo del Comitato Olimpico Internazionale.
I nodi da sciogliere restano concreti. Il principale riguarda il futuro dello stadio Maradona e la questione della pista di atletica, la cui presenza o rimozione dipenderà proprio dalle scelte sui grandi eventi: se Napoli verrà inclusa tra le sedi di Euro 2032, la Regione potrebbe finanziare l’ampliamento del secondo anello; se invece si puntasse esclusivamente alle Olimpiadi, la pista rimarrebbe e lo stadio verrebbe riqualificato secondo gli standard richiesti per i Giochi. Il club di Aurelio De Laurentiis, dal canto suo, ha già fatto sapere di non voler investire sull’impianto attuale, preferendo la ricerca di un’area per costruire uno stadio di proprietà dedicato solo al calcio.
I consiglieri dem hanno proposto una prima fase di approfondimento che prevede uno studio di fattibilità tecnico-economica, il coinvolgimento del Governo nazionale, della Regione Campania e del CONI, e la valutazione di un modello organizzativo a scala metropolitana e regionale. Una roadmap prudente ma ambiziosa, coerente con quella che Acampora e Nugnes definiscono “la fase di profonda trasformazione che la città sta attraversando.”
Sullo sfondo, il CIO presieduto da Kirsty Coventry si prepara a ridisegnare le regole di assegnazione dei Giochi: il 24 e 25 giugno, in una sessione straordinaria, si discuterà delle modalità per i Giochi dal 2036 in avanti. I tempi si accorciano. E Napoli, stavolta, vuole farsi trovare pronta.




