Napoli, Meazza amaro e la Champions è sempre più lontana

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Un’altra sconfitta, la ottava di questo campionato. Napoli malinconicamente ed anonimamente  nono in classifica. A meno sette dal quarto posto occupato dall’Atalanta. Un quarto posto che potrebbe salvare almeno la faccia garantendo la partecipazione alla prossima Champions. Ma che appare sempre più lontano numeri alla mano, tenuto conto del fatto che di punti, da qui alla fine del campionato, ce ne vorranno almeno altri 35, per centrarlo, il quarto posto.

Questo, dunque, il verdetto dopo una partita che il Napoli avrebbe potuto anche pareggiare in virtù di un secondo tempo dove qualche buona occasione è stata creata. Con un palo clamoroso nei minuti finali. È arrivata, invece, l’ennesima sconfitta segno evidente di una continuità di risultati che il Napoli proprio non riesce a mettere insieme quest’anno.

Eppure, i primi venti minuti ad inizio gara avevano fatto ben sperare. Napoli schierato con un 3-5-1-1, con la sorpresa Kvara a ridosso di Simeone in attacco, che era riuscito a tenere il Milan lontano dall’area chiudendo abbastanza bene le linee di passaggio ai rossoneri, mai veramente pericolosi. Anzi era stato il Napoli a sfiorare il vantaggio con Simeone, ben imbeccato da Kvara pronto a svariare su tutto il fronte d’attacco. Peccato per la conclusione dell’argentino che spiccicava il palo esterno alla sinistra di Maignan.

Insomma, il Napoli sembrava ben messo in campo. Difesa attenta, centrocampo con discreto possesso e con  i due esterni  Di Lorenzo e Mazzocchi, abili ad alzare la squadra all’occorrenza. Poi, però, solita distrazione collettiva, con l’errore evidente di tutta la difesa azzurra che non chiudeva a dovere su Theo ben imbeccato da Leao. Gol del Milan al primo vero tiro in porta, ed inizio di un’altra gara.

Con un Napoli che improvvisamente perdeva ogni certezza in campo contro un Milan abile a chiudersi, forte del vantaggio acquisito e pronto a tentare la giocata di rimessa lasciando il pallino del gioco in mano agli azzurri. E qui venivano fuori tutti gli attuali limiti della compagine azzurra, che ha mostrato, ancora una volta la sua preoccupante sterilità realizzativa con un giro palla fine a se stesso, ripetitivo.

Sarà anche per questo che Mazzarri ha rivoltato la squadra a più riprese nel secondo tempo tornando al più congeniale 4-3-3 inserendo prima Politano e poi Raspadori. E qualcosa è cambiato con il Napoli che è restato in partita fino alla fine, migliorando la sua manovra e creando anche i presupposti per pareggiare. Con Lindstrom, entrato nel finale, a dare ulteriore peso all’attacco azzurro. Ma vani, purtroppo, sono stati i tentativi di raddrizzare l’esito dell’incontro.

E sconfitta pesante, con un Mazzarri che ha lasciato più di qualche dubbio sull’impostazione della partita. Perché, probabilmente, bisognava osare di più fin dall’inizio. Con uno schieramento più aggressivo, trasmettendo ai suoi l’input di andarla a vincere la gara. Tanto un punto non avrebbe aggiunto nulla, mentre bisognava assolutamente puntare ad una vittoria che avrebbe avuto il sapore della speranza. Quella di uscire dalla mediocrità di un campionato finora deludente e contro ogni pronostico.

Con l’aiuto del ritorno di Osimhen che ha concluso, anche se amaramente, la sua avventura in coppa d’Africa. Magari, il buon Victor, avrà ancora voglia di regalare qualche emozione ai suoi tifosi prima di lasciare l’ombra del Vesuvio.

Raffaele Castiello