Pareggio tra le due deluse di champions e passaggio virtuale dello scettro tra i vecchi e i nuovi campioni d’Italia. Una partita non bella ma tirata dove entrambe le compagini hanno cercato di lasciarsi alle spalle la fresca e cocente delusione per l’eliminazione europea.
Molta più Inter, in verità, con almeno tre occasioni da rete, oltre il gol del vantaggio di Darmian, sventate da un ottimo Meret in serata di grazia. Poco Napoli invece, ma questa non è una novità, purtroppo, di questi tempi.
Un Napoli, ancora una volta, macchinoso con un giro palla lento e fine a se stesso. Con un centrocampo poco abile a creare i giusti inserimenti utili a scardinare la miglior difesa del torneo, con il solo Traore’ che ha mostrato in qualche occasione di poter far male. Con un attacco leggero dove Raspadori, ancora una volta preferito a Simeone, si è presto smarrito, anche perché poco servito negli spazi da Kvara e Politano entrambi non nella migliore giornata.
Pochissime quindi le conclusioni a rete, forse un paio ed anche sbilenche nel corso dell’intera gara. A testimonianza del fatto che senza Osimhen son davvero guai in attacco. E meno male che Juan Jesus, incurante dell’affronto razziale poco garbato di Acerbi, è riuscito a buttarla dentro, nei minuti finali dell’incontro, in una delle poche situazioni create dal Napoli, seppure da calcio d’angolo. Pareggio del brasiliano che ha rimesso a posto le cose dopo il vantaggio interista nella prima frazione di gioco, con la difesa del Napoli che non è apparsa impeccabile nell’occasione. Ed anche questa non è una novità.
Per la verità il Napoli ha sbandato e non poco per lunghi tratti dell’incontro sotto i continui cambi di campo, da destra a sinistra e viceversa, operati dagli uomini di Inzaghi per creare la superiorità numerica sugli esterni sia con Dimarco che con Darmian.
Napoli dunque in difficoltà come era prevedibile ma almeno l’orgoglio non è mancato stasera e, tutto sommato, il pari ci sta tutto. Perché il Napoli, rispetto alle ultime uscite, ci ha creduto fino alla fine. Anzi, forse, poteva osare qualcosa in più negli ultimi minuti quando l’Inter è sembrata stanca e a corto di ossigeno per le fatiche di coppa. E qui Calzona doveva probabilmente osare alla ricerca dell’episodio che ti cambia la partita, concedendo più minuti sia a Ngonge che a Lindstrom.
Anche perché, se si vuole raggiungere almeno l’obiettivo del quinto posto occupato dalla Roma, distante stasera sei punti, che potrebbe valere l’accesso alla prossima champions, bisogna trottare alla grande. Ed il mini torneo iniziato oggi per la volata ad un piazzamento champions, lascia al Napoli ancora nove gare dove bisognerà raccogliere almeno altri 22 – 25 punti per sperare di poter riascoltare anche nella prossima stagione la musichetta che il Maradona tremare fa. La strada è, perciò, ancora e tremendamente in salita per i tanti punti persi e le occasioni mancate da una squadra che si è sciolta come neve al sole nell’anno che avrebbe dovuto sancirne la conferma.
Bisognerà però provarci, tutti insieme. Partenti sicuri e riconfermati d’eccezione. Perché la maglia azzurra, il sogno di tanti scugnizzi, va onorata fino in fondo e fino a quando la matematica autorizza a sperare. Poi, dopo tutto quello che è successo, tra scelte scellerate fuori campo della proprietà e colpevole rilassamento di quelli che in campo ci sono andati, noi speriamo che ce la caviamo!
Raffaele Castiello




