
Doveva essere la partita del riscatto in champions, dopo la la mortificante batosta subita dal PSV. Da dentro o fuori, come suol dirsi. Tre punti per sognare un tranquillo percorso di qualificazione, almeno nelle prime sedici del minitorneo champions. Nulla di tutto questo è stato pero’. Perché il Napoli, versione champions, contro un Eintracht per niente irresistibile, non è andato oltre uno scialbo pareggio a reti bianche. Il secondo di fila tra le mura amiche.
Delusione palpabile dagli spalti del Maradona che è calata gelida sul terreno di gioco alla fine dell’incontro. Anche perché raramente durante la partita il Napoli ha infiammato, come suol dirsi, l’ambiente. Pochissime le vere occasioni da rete create dagli azzurri. Che ancora una volta non sono riusciti a trovare il bandolo della matassa. Pur avendo per lunghi tratti il controllo assoluto del gioco. Conseguenza anche dall’atteggiamento piuttosto rinunciatario dei tedeschi.
Ma il Napoli, purtroppo, di questi tempi fa una fatica enorme a concludere verso la porta avversaria. E, in questi casi, a nulla serve dominare la partita in lungo e in largo se poi non si riesce a far nascere chiare e limpide occasioni da gol. Quelle vere. Frutto di giocate lineari. Che mettono l’attaccante in condizione di far male.
Anche stasera, le due uniche e vere azioni che potevano sbloccare il risultato, fallite nel secondo tempo da Anguissa e McTominay, sono, infatti, sembrate più un episodio a sé stante che la conseguenza di uno sviluppo di trame di gioco ben riuscite. Troppo poco, veramente, per poter portare a casa la vittoria che tutti si aspettavano.
Invece il Napoli non è riuscito a scardinare una difesa, come quella dell’Eintracht, notoriamente facile da bucare. Statistiche alla mano. Ed il perché è da ricercare nella ricerca ostinata del Napoli a far girare la palla si, ma in maniera lenta e prevedibile. Senza mai creare i tempi giusti per poter permettere ai suoi esterni di puntare l’uomo creando la superiorità numerica utile ad aprire i giusti varchi in attacco.
Cosicché, tolti i primi 15 minuti dell’incontro nei quali l’ottimo Elmas qualche puntatina al diretto avversario era riuscito a farla creando qualche pericolo alla difesa tedesca, per il resto della gara si è assistito al rimbalzo sistematico contro lo schieramento difensivo dell’Eintracht. Prima Politano e poi Neres quando è subentrato hanno creato veramente poco. Ed anche Lang, entrato nel finale, non è che abbia fatto sfraceli.
Se a questo si aggiungono la serata storta di McTominay, l’unico capace di cambiare passo nella trequarti in fase di attacco, e la non ancora perfetta condizione fisica di Hojlund, si capisce perché il gol, anche stasera, ha assunto le sembianze di un fantasma. E Conte, qualche problema con i gol che non arrivano comincia ad avercelo. E qualcosa bisogna pur fare per risolverlo il problema.
Anche perché, si sta entrando nel momento decisivo della stagione sia in campionato che in Champions. E servono i gol. Quelli pesanti che ti fanno svoltare in positivo, regalandoti punti e vittorie. E a poco serve aver riacquistato compattezza e solidità difensiva con il rientro a pieno regime dell’ottimo Rrahmani. Se poi non la butti dentro.
A Conte, quindi, il compito di trovare le giuste contromisure lavorando di fino sulla forma fisica e mentale dei suoi attaccanti, trovando schemi di gioco adatti ad esaltarne le caratteristiche.
Perché, sbollita la delusione per il pari di stasera, Il Bologna è già dietro l’angolo per il prossimo big match domenicale. E la rete bisogna cercare di gonfiarla. Subito.
Raffaele Castiello



