Napoli: a Parma un pari che sa di resa

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Solo un pari per il Napoli a Parma. Amaro, bruttino, inatteso. Che spegne le residue speranze di dare fastidio fino alla fine per il titolo. Un pari che sa di resa. Perché l’Inter fa bottino pieno nella rocambolesca trasferta in riva al lago di Como. E lo scudetto si trasferisce definitivamente all’ombra della Madunnina. Una sentenza ormai inappellabile.

La partita del Tardini ha detto, invece, che Il Napoli ha sbattuto la testa contro il muro eretto dai ducali. Che, trovato il vantaggio dopo appena 35 secondi a seguito del pasticcio combinato dal duo Jesus – Buongiorno, hanno costruito immediatamente un’efficace linea Maginot. Due fitte linee, una a cinque e l’altra a quattro, compatte a formare un solido catenaccio. In barba al bel gioco. Anzi al semplice gioco del calcio.

Ma tant’è. Il fine giustifica i mezzi. Ed il Parma, scartato il regalo confezionato dalla difesa azzurra, ha scelto di non giocare. Quasi da subito. Sperando di portare a casa una vittoria prestigiosa. Lasciando al Napoli il difficile compito di trovare il bandolo della matassa.

Un Napoli, tuttavia, sbiadito quello sceso in campo al Tardini, che ha faticato non poco per rientrare in partita dopo lo sbandamento iniziale. Anzi, subito il gol è caduto nel tranello tattico teso dai parmensi.
Perché in spazi strettissimi la manovra azzurra si è inceppata. Ed il giro palla lento, lezioso e fine a se stesso non ha generato alcuna apprensione al Parma.

Ed il primo tempo è scivolato via noioso. Impalpabile. Con il portiere gialloblu’ a fare da spettatore. Perché nessuno del Napoli ha provato a fargli nemmeno il solletico. Zero conclusioni degli azzurri. Mai un’azione in verticale. Mai un tentativo serio di creare superiorità numerica sulle fasce. Sotto tono sia Spinazzola che Politano.

Solo tanto traffico poi nella trequarti parmense. Con de Bruyne e McTominay incapaci di far cambiare ritmo alla manovra azzurra perché imbottigliati tra le linee dove si agitava, invano, anche un Hojlund non ancora al meglio fisicamente.

Insomma. Grigiore generale. Ma anche perplessità oggettiva rispetto alle scelte tecniche di Conte. Che un Parma chiuso a riccio l’aveva già sofferto all’andata. Ed è quindi parso sorprendente ai più la sua iniziale rinuncia ad Alisson, sacrificato nello scacchiere tattico per fare spazio ai Fab Four.

Tanto più che quando il brasiliano è stato finalmente inserito nella ripresa, al posto di uno spento Anguissa, qualcosa è subito cambiato. Con il solito McTominay bravo a riposizionarsi nel variato assetto tattico azzurro e a chiudere a rete una delle poche azioni in profondità portate dal Napoli alla difesa ducale.

Pareggio del Napoli, incapace pero’ di affondare il colpo del KO definitivo. Trovando col solo Alisson qualche guizzo degno di nota. Poca cosa comunque. A conferma di una grande difficoltà trovata oggi nel concludere a rete. Perdendo, col passare dei minuti, la giusta lucidità per portare a casa una partita nata male.

E con il finale che ha lasciato più di una perplessità anche su alcuni cambi effettuati dal tecnico leccese. Perché, con il Parma ormai alle corde, la sostituzione di di uno come de Bruyne, che magari ti inventa la giocata giusta, non si è proprio capita. Ma, nessuno è perfetto! Nemmeno Conte.

Cose buone, intanto, dalla classifica per l’obiettivo Champions. Quello sì pare sempre più vicino ed il misero punticino raccolto a Parma è oro colato. Obiettivo minimo si dirà. Ma nemmeno scontato. Chiedere a Spalletti ed Allegri, che lottano punto a punto, per conferma.

Raffaele Castiello