Esiste una regola tra gli appassionati di serie tv che si chiama “legge dello spoiler”. Se non sapete cosa significa spoiler gia iniziamo male ma, solo per questa volta, vi perdono e vi aiuto. Spoiler ovvero rivelare, in rete o anche in altri contesti, dettagli rilevanti della trama di un libro, un film, una serie televisiva, ecc., rovinando l’effetto sorpresa.
Da questo enunciato poi parte la seconda domanda, si ma dopo quanto tempo parlarne non è più spoiler? Ed è qui che entra in gioco la legge citata poche righe fa che specifica che “Dopo una settimana dalla sua uscita, parlare di un film o una serie non è più spoiler. Sulla base di questo preambolo possiamo liberamente parlare di “Questo mondo non mi renderà cattivo” , la nuova serie di Zerocalcare che è uscita il 9 giugno su Netflix.
Partiamo da qui: Michele Rech (la mano dietro il cartone) ha una sensibilità fuori dal comune nel raccontare ciò che accade intorno a lui, che è poi ciò che accade intorno a ciascuno di noi. Già perché i temi di cui lui parla non vanno chissà dove, ma sono domande almeno una volta nella nostra vita ci siamo posti o quantomeno ci siamo trovati a vivere. Se con “Strappare lungo i bordi” abbiamo vissuto il viaggio di chi cerca di la sua strada in un mondo che quella strada proprio non vuole fartela trovare, nella nuova serie siamo costretti a fare i conti proprio con la strada che abbiamo trovato e su quanto essa ci abbia cambiato.
Andiamo con ordine. Un vecchio amico torna dopo tanto tempo nel quartiere proprio nel momento in cui esplode una battaglia ideologica ed al centro di questa battaglia ci sono, manco a dirlo, degli esseri umani. Esseri umani che vengono trattati come pacchi postali, esseri umani che in qualche modo devono scegliere da che parte stare, esseri umani che vengono usati dai media come fenomeni da baraccone per raccontare una realtà che però non è davvero come viene raccontata
Si lo so è tutto complesso e difficile ma il grande merito di “Questo mondo non mi renderà cattivo” e della narrazione di Zero è proprio quello, riuscire a farci divertire parlando di cose che farebbero balbettare il magnifico rettore dell’università di “tor sta ceppa” (scelta non casuale), cose che ci colpiscono come un pugno allo stomaco, cose che ci ricordano quanto sia difficile vivere in questa società cercando di restare fedeli ai nostri principi, cose per cui serve una chiacchierata con la nostra coscienza d’armadillo che sta li pronta a dirci quanto , a volte, siamo coglioni.
Da vedere assolutamente.
Roberto Musella



