Lazio – Napoli: un punto di riflessione sulla corsa scudetto

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Roma capoccia. Ancora una volta. Nel senso di capocciata tremenda che il Napoli ha dovuto incassare in dirittura d’arrivo, quando tutto faceva presagire una vittoria importante. Con Conte sfinito, tanto da contorcersi in panchina in maniera plateale. In senso di resa.

La Lazio riacciuffa il Napoli come aveva già fatto due settimane fa la Roma. Nei minuti finali. Quando serve lucidità e forza fisica per portare a casa un successo importante. Qualità che il Napoli, al momento, non sembra possedere. Falcidiato com’è da infortuni. Fisici e di mercato.

E sì, perché se Conte nel convulso finale di partita, con un vantaggio da difendere con i denti, si interroga su chi può sostituire un esausto Mazzocchi, qualcosa vuol dire.

Significa che la panchina è incapace di dargli la possibilità non solo di rimpiazzare un difensore, ma anche di poter, eventualmente, dare maggiore freschezza e consistenza agli altri reparti. Significa che Hasa, Billing, Ngonge ed Okafor sono inutilizzabili. Anche soltanto dieci minuti. E Rafa Marin, è una mossa della disperazione!

È per questo che il pareggio con la Lazio merita più di una riflessione. Perché il Napoli sta pagando dazio nel momento clou del campionato. Quando i punti, guadagnati o persi, hanno un peso specifico maggiore.

E se è vero che nemmeno Agata Christie poteva immaginarsi una trama così ricca di colpi di scena come quella che ha falcidiato la fascia sinistra azzurra abbattendo nell’ordine, Olivera, Spinazzola e Neres, il Napoli società ci ha messo il resto com un mercato anonimo ed incompleto. Roba vecchia si dirà, ma tremendamente attuale alla luce di quanto si è rivisto all’Olimpico.

E Conte si è adeguato. Come ha cercato di fare anche contro la Lazio, schierando la migliore formazione possibile. Rispolverando il 3- 5- 2. Ritrovando Buongiorno al centro della difesa, anche se non ancora al meglio della condizione fisica. Proponendo la coppia Raspadori – Lukaku, per necessità virtù. Felice intuizione. E coppia efficace nell’uno – due, come ampiamente dimostrato in occasione del pareggio del ritrovato Jack.

Dopo una partenza di gara segnata però da qualche svarione difensivo di troppo, dovuto anche al nuovo e frettoloso assetto tattico andato in scena. Come in occasione del vantaggio laziale con il solito Isaksen. Bella la sua bordata dal limite e, forse, non impeccabile la reazione di Meret, dopo l’assist involontario servito da Rrahmani al biondo esterno di Baroni.

Il Napoli, tuttavia, ci ha messo veramente tutto quanto nelle sue attuali possibilità nello svolgimento della partita. Su un campo difficile e contro una Lazio super motivata. Trovando addirittura il vantaggio, anche se in maniera rocambolesca, nella ripresa. Quando Conte si è giocato la sua, unica, carta per cercare di fare il colpo grosso, visto l’equilibrio, più o meno sofferto, raggiunto in campo.

Politano, col suo ingresso, ha infatti subito dato maggiore profondità al gioco degli azzurri innescando l’azione del vantaggio. Che però il Napoli, come già con Roma ed Udinese, non è riuscito a conservare. Sebbene Conte abbia rivoltato, seppur come non avrebbe voluto, lo schieramento tattico della squadra più volte negli ultimi concitati minuti di gioco. Cosa che, probabilmente, non ha facilitato la compattezza della compagine azzurra durante il forcing finale della Lazio. Ma tant’è.

Per un pareggio, puntualmente arrivato e, tutto sommato, giusto. Da tenersi stretto. E per il quale nulla si può rimproverare a Di Lorenzo e compagni per l’impegno profuso in una gara affrontata in emergenza assoluta. Al cospetto di una Lazio niente male ed in piena corsa per la Champions.

Un pareggio che tiene il Napoli ampiamente in corsa per il rush finale del torneo. Anche se il vantaggio sull’ Inter è ridotto al lumicino e ci sarà da lottare punto su punto. Partita dopo partita. E, soprattutto, tenendo botta nell’attesa di recuperare qualche infortunato di troppo in previsione dello scontro diretto con la beneamata al Maradona.

Poi, quello che sarà, sarà. L’importante è provarci fino all’ultima goccia di sudore. Ma questo Conte lo sa. E lo ripeterà fino alla noia ai suoi ragazzi. Pronti a restare in trincea con lui contro tutto e tutti. Tredici battaglie ancora, per provare a raccogliere il massimo.

Raffaele Castiello