“La città con il mare dentro” è un libro che racconta una storia crudele di violenza ed emarginazione, ma capace di offrire un lieto fine grazie alla tenacia e alla risolutezza di un piccolo eroe. Si chiama Terens ed è il protagonista dell’ultimo romanzo di Antonio Capolongo, ispirato a una storia drammaticamente vera. Purtroppo.
A parlarne con l’autore, il consigliere comunale Massimo Pepe, l’infaticabile coordinatrice dell’associazione Salam House Barbara Ciardiello e, soprattutto, la folta e vivace scolaresca dell’Istituto comprensivo Moricino-Borsellino (nella foto), di via Cosenz a Napoli, rappresentati dalla Dirigente scolastica Giulia Zoppoli, sempre disponibile a ospitare eventi nei quali gli studenti abbiano l’occasione di affrontare temi sociali così scottanti.
Ispirato a una storia vera, il romanzo di Capolongo ripercorre le vicende del piccolo Terens che, dai sei ai nove anni di età, si trova da solo per strada, dopo aver tentato più volte la fuga dal violento zio Brten, capo di un campo rom a Napoli. Suo malgrado, sperimenta sentimenti contrastanti causati da un’esperienza terribile che comincia con l’abbandono “necessario” da parte di sua madre allo zio aguzzino. Capisce che non rivedrà più la sorellina Renet, di un anno più piccola di lui, rimasta a casa in Jugoslavia con i due fratelli e le tre sorelle maggiori. Il papà è venuto a mancare tre anni prima, lasciando un vuoto incolmabile in tutta la famiglia che, privata dell’unico sostegno economico, si trova a dover affrontare dure condizioni di vita. È in questo scenario che la mamma di Terens pensa di risollevare le sorti dei suoi figli “cedendo” il più piccolo allo zio a Napoli. Il ragazzino scoprirà a sue spese che non si trovava lì per caso, ma per un motivo preciso, la sua età. E così il bambino finisce in girone infernale fatto di maltrattamenti, pestaggi, umiliazioni e delinquenza. Ma lui fa del tutto per riscattarsi. E ci riesce. Ma sono la ripetitività delle violenze bestiali subite da Terens e la vita sconvolgente nei campi rom a fare da sfondo alla discussione tra i presenti e i ragazzi della scuola ai quali si cerca di trasmettere valori positivi ed edificanti anche attraverso la crudeltà di certi racconti.
Promotrice dell’iniziativa, ancora una volta l’associazione Salam House operativa nella complessa realtà delle cosiddette delle Case Nuove, e non solo, che organizza periodicamente incontri con gli studenti delle scuole di varie realtà sociali di Napoli.
«La nostra associazione – spiega la coordinatrice di Salam House, Barbara Ciardiello – si muove in un territorio di frontiera cercando di coinvolgere quotidianamente i bambini in attività ludico-ricreative, formative e culturali che consentano loro di avere una visione più ampia delle prospettive che la vita può offrire, poiché molti di loro soffrono per una situazione di degrado familiare, sociale e ambientale dovuta alla carenza di strutture sociali che ostacolano lo sviluppo e la maturazione dell’individuo. Questa volta abbiamo incontrato i ragazzi di una scuola che sorge a pochi metri da piazza Mercato, che hanno spiccate capacità di percezione della realtà circostante. Per questo è emersa una discussione stimolante e ricca di contenuti. Mi piace sottolineare, inoltre, che l’istituto ha questo nome “identitario” in quanto il Campo del Moricino è il nome che in età normanno-sveva venne dato alla “Palus Neapolitana”, l’area dell’odierna Piazza Mercato. La zona, che a quell’epoca era parzialmente urbanizzata, era frequentata da molti mercanti, soprattutto Mori»
Presente all’incontro, come detto, anche il consigliere comunale Pepe. «“La città con il mare dentro” – ha detto – si presenta come un’opera intensa e attuale, capace di affrontare con sensibilità e profondità il tema dell’integrazione. Attraverso una narrazione evocativa e coinvolgente, l’autore ci accompagna in un viaggio che va oltre i confini geografici, esplorando le dimensioni umane, sociali e culturali dell’incontro tra persone e identità diverse. In questo contesto, assume un ruolo fondamentale l’azione del Comune, inteso non solo come istituzione amministrativa, ma come motore di coesione sociale. Le politiche locali possono infatti favorire percorsi di integrazione attraverso servizi, progetti culturali e iniziative che promuovano il dialogo interculturale. Il libro – ha concluso – invita a riflettere sull’importanza di costruire ponti anziché barriere, sottolineando come l’integrazione non sia un processo unidirezionale, ma un cammino condiviso che arricchisce l’intera collettività».




