Il Napoli supera il bunker della Salernitana con un gol al fotofinish: tre punti per ripartire

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Tutto può succedere, all’ultimo minuto. Come il titolo di una fortunata serie televisiva degli anni settanta. Ed è stata una liberazione un po’ per tutti la rete di Rrahmani al minuto 96 di Napoli – Salernitana. Una rete che, speriamo, possa servire da elettroshock ad una compagine appiattita nel gioco, nelle idee e nel fisico come quella azzurra, per uscire dal suo torpore e senso di impotenza diffusa.

Una rete che ha fatto saltare il bunker difensivo, seppure ordinato, eretto da Inzaghi allo scopo di limitare i danni al Maradona contro un altro Napoli che, probabilmente, il tecnico granata si aspettava. Un Napoli rigenerato dal forzato ritiro e deciso a riprendersi una scena troppo presto lasciata ad altri. Un Napoli che però, purtroppo, non si è visto.

Anche oggi, infatti, sul prato di Fuorigrotta, è andato in scena un Napoli in evidente crisi di identità. Lento, senza idee, senza mordente e che quasi mai ha dato l’impressione di poter superare l’attenta disposizione tattica della Salernitana.

Un Napoli che ha giocato sotto ritmo, confermando l’attuale confusione tecno- tattica con la produzione di un possesso palla noioso, sterile, primo generatore di una crisi realizzativa che sembra non finire mai. Tiri in porta neanche a parlarne. Ma anche assenza di trame di gioco tali da liberare al tiro qualcuno dal limite, contro una Salernitana chiusa a riccio in difesa.

Salernitana che addirittura stava per fare saltare il banco in una delle pochissime sortite offensive del primo tempo.
Di pregevole fattura il tiro a giro dal limite di Candreva che gelava, intorno, alla mezz’ora, i tiepidi entusiasmi sugli spalti.

E meno male che il VAR ha concesso ad uno dei Napoli più abulici degli ultimi tempi, di rimettere a posto dal dischetto la partita in pieno recupero. Fallo su Simeone di quelli che ormai si chiamano e pari di Politano ad evitare guai grossi, soprattutto mentali. Invece, il pari riacciuffato per i capelli ha, almeno, riacceso la speranza di poterla ribaltare. E così il Napoli nel secondo tempo ci ha provato mettendo dentro anche Raspadori, per aumentare la sua forza d’urto in attacco.

Per carità, non è che le cose siano migliorate un granché. Ma almeno qualche spazio in più si è creato, consentendo anche a Kvara di essere più incisivo dalle sue parti dopo aver vagato per troppo tempo nel campo alla ricerca della migliore posizione. Qualche sua buona conclusione si è pure vista, con la solita palla gol clamorosa sciupata ad una manciata di secondi dalla fine. Ochoa miracoloso di piede e Kvara, forse, troppo timido in conclusione.

Poi, quantomeno te lo aspetti, il gol liberatorio in uno degli ultimi palloni buttati in aria di rigore sperando che qualcosa succeda. E questa volta è andata bene con il tocco sotto misura di Rrahmani su spizzicata di un ottimo Demme, entrato benissimo in partita e chissà mai perché così poco utilizzato sia da Garcia che da Mazzarri.
Mistero, che si unisce all’altro mistero di nome Lindstrom. Anche oggi, quando si è trattato di sostituire Politano, ed ancora sul pari, è subentrato Zerbin, ormai sul piede di partenza.

Tre punti pesanti dunque per il Napoli ma ancora molti dubbi sulla gestione della rosa da parte di Mazzarri, nell’attesa che il mercato regali al tecnico qualche pedina in più dopo il risicato arrivo di Mazzocchi. Mercato che, purtroppo e come era prevedibile, stante la nota lentezza e complessità del Napoli nel chiudere le trattative, stenta ancora a decollare. Mentre il Napoli perde ancora pezzi per strada. Cajuste l’ultimo infortunato.

Il tutto mentre è alle porte la trasferta araba per la disputa della Supercoppa Italiana. Un’occasione per ripartire sul serio, ricordandosi che questo trofeo lo si gioca per effetto di quel tricolore che fa bella mostra su ciascuna maglia azzurra. Un tricolore che va onorato ed un trofeo che non dispiacerebbe poter alzare. Sarebbero nuovi festeggiamenti e, forse, stimoli nuovi.

Raffaele Castiello