
Niente da fare anche stavolta. Eppure il Napoli, reduce dal mini ritiro casertano, la partita l’ha fatta eccome. Ritrovando orgoglio sufficiente a mettere in campo una prestazione più che dignitosa dopo la debacle di Empoli. Ribaltando perfino il risultato dopo essere passato immeritatamente in svantaggio e dopo aver fallito il gol in più di un’occasione. Sprecando più del dovuto. Trovandosi di fronte anche un Svilar niente male. Attento, reattivo e decisivo il portiere giallorosso all’occorrenza.
La solita dormita difensiva ad una manciata di minuti dalla fine ha però vanificato tutto, regalando alla Roma un pari immeritato e con il minimo sforzo. Solito gol subito da calcio piazzato che ha fatto rinascere l’ennesimo attaccante avversario. Questa volta è stato il turno del redivivo Abraham che dopo un anno ha riassaporato la gioia del gol. Felicitazioni a lui. Amaro boccone da digerire, l’ennesimo di quest’anno, per gli innamorati di fede azzurra accorsi numerosi al Maradona anche in questo delicato momento degli azzurri.
In verità, anche il vantaggio giallorosso era nato da una gestione quantomeno discutibile di una situazione di gioco difensiva da parte di Juan Jesus, ancora lui, l’erede di Kim suo malgrado. Fallo ingenuo del difensore brasiliano che aveva generato il rigore del vantaggio, inaspettato, degli uomini di De Rossi.
Già, la difesa. Vero tallone d’Achille del Napoli, un colabrodo costruito, si fa per dire, per esaltare l’attacco della squadra avversaria di turno. In questa annata da dimenticare ed anche in fretta. Dove il Napoli ha messo insieme, a quattro giornate dalla fine del torneo, gli stessi punti, 50, che aveva invece raccolto nel solo girone d’andata dello scorso trionfale anno scudettato. Incredibile!
Numeri impietosi e classifica deprimente che vede, attualmente, gli azzurri rischiare addirittura la non qualificazione alla coppa di consolazione. Quella Conference League che sa di fallimento sportivo. Ma tant’è ed il Napoli merita ampiamente questa situazione sportiva in cui da solo si è cacciato. Sommando errori dirigenziali ad errori tecnici in un mix raramente così efficace in senso negativo.
Suonano perciò come una condanna le parole di De Rossi in conferenza stampa a fine incontro. Dove Danielino ha sottolineato, dopo aver reso onore al Napoli, che lui, arrivato alla guida della Roma con due punti in meno in classifica dei partenopei, adesso guarda Osimhen e compagni a più nove! Numeri, non chiacchiere. A dimostrazione che il tempo per aggiustare, in qualche modo, la stagione ce n’era eccome per il Napoli. Bastava qualcosa in più da parte di tutti. Proprietà, calciatori ed anche, perché no, da parte dell’allenatore.
Così invece non è stato se è vero come è vero che nemmeno Calzona, ultima disperata scelta tecnica di De Laurentiis, ha pienamente convinto con la sua gestione tecnica. Poco coraggiosa nelle scelte sia di campo che di gestione del gruppo.
E così sarà veramente difficile ripartire con un nuovo progetto tecnico, al di la dei nomi che circolano. Anche perché sarà complicato lasciarsi dietro le scorie di questa annata segnata da partenze annunciate e probabili turbolenze di spogliatoio. Della serie, non si può essere amici per sempre.
Staremo allora a vedere, aspettando chi sarà il prossimo condottiero azzurro. Conte, Gasperini, Pioli, o il solito nome a sorpresa e ad effetto del presidente? E’ partito ormai il conto alla rovescia. La sola cosa che sembra essere argomento di interesse nell’ambiente del tifo. Mentre scorrono, inesorabilmente, le ultime quattro inutili giornate di campionato.
Raffaele Castiello




