Vittoria beneaugurante. Stesso risultato dello scorso anno. Stessa fatica nel portare a casa I tre punti. Importanti per confermarsi al vertice della classifica. Sembra un dejavu. Nella speranza che l’epilogo sia lo stesso.
Vittoria in trasferta, finalmente, per gli azzurri. Porta inviolata, come non succedeva da tempo. Ma il Napoli, come nella passata stagione, stasera ha faticato, eccome, per uscire vincitore dal via del mare di Lecce. C’è voluto persino la manona di Vanja. Su un rigore, annunciato, analizzato fotogramma per fotogramma in sala Var. Alla fine trovato! Complimenti. Non vedevano l’ora.
Ma il giovane Camarda si è fatto ipnotizzare dal portiere azzurro. Uno specialista nel respingere dagli undici metri. Pagando dazio alla sua gioventù. Dunque, le mani di Milinkovic Savic sulla partita. E buon per gli azzurri. Che per tutto il primo tempo non erano ancora riusciti a trovare la giocata vincente.
Un primo tempo al piccolo trotto. Con poche occasioni da rete. Dove emergeva solo a tratti la netta superiorità tecnica del Napoli, rispetto ad un Lecce mediocre, rinunciatario e con notevoli incertezze difensive. Perché il Napoli, orfano anche di De Bruyne e ridisegnato da Conte senza i vari McTominay, Spinazzola, Neres, per una giusta rotazione della rosa, aveva pur sempre una qualità superiore agli uomini di Di Francesco. Che però non si è vista.
Il rigore fallito dal Lecce è stato, di conseguenza, l’episodio che ha fatto saltare gli equilibri. Perché, di fronte ai salentini partiti benissimo nella ripresa, il Napoli, scampato il pericolo, ha messo in campo un po’ di sana determinazione e, seppure da calcio piazzato, ha trovato la stoccata vincente di Anguissa. Ancora lui.
Anche perché, nel frattempo, Conte a seguito prima dell’infortunio ( un altro!) di Lang e poi per puntare dritto alla vittoria, si era giocato la sua artiglieria pesante. Dentro prima Neres, poi Spinazzola, McTominay ed il redivivo Hojlund. Tutta un’altra cosa. E meno male.
Con il Napoli che, con i nuovi innesti, ha trovato maggior equilibrio in campo facendo valere, a questo punto, la maggiore qualità dei singoli. Nascondendo la palla quando serviva. Diventando pericoloso in più di un’occasione con ripartenze negli spazi lasciati liberi dal Lecce alla disperata ricerca del pareggio.
Che forse avrebbe anche meritato.
Ma il calcio è spietato sotto certi aspetti. E gli episodi, questa volta, hanno dato ragione al Napoli e a Conte. Corsaro nella sua Lecce. E agitatissimo in panchina nei minuti finali quando qualche leggerezza di troppo in disimpegno degli azzurri di proprio non gli è andata giù.
Perché il tecnico leccese, che sembra di nuovo aver indossato il vestito del condottiero, i tre punti di stasera li voleva eccome. Per la classifica e per avere ancora risposte positive dal gruppo che, evidentemente, ritiene ancora in fase di convalescenza pur dopo la brillante vittoria contro l’Inter.
E poi lui è fatto così. Ormai abbiamo imparato a conoscerlo. Non vuole perdere nemmeno a briscola. E, solo per un po’ di imbarazzo, non ripete ancora a tutti che < bisogna mettere fieno in cascina>. Ma sotto sotto lo pensa. E, forse, ha anche ragione. Perché quando si vince una partita sofferta come quella di stasera, i tre punti bisogna tenerseli ben stretti.
Raffaele Castiello



