
Dal Computer Gross Arena di Empoli arriva un’altra vittoria. Sporca, striminzita, sofferta, di cortomuso, probabilmente non meritata. Ma tutto il resto è “aria fritta” come ha puntualizzato Conte. Si perché sono i tre punti che servivano per consolidare l’ottima classifica della vigilia. Per vedere ancora tutti dall’alto.
Ed il Napoli la partita l’ha fatta sua. Certamente non giocando al meglio delle proprie possibilità. Dopo un primo tempo speso a guardare i toscani comandare il gioco. Soffrendo a centrocampo con un Gilmour poco propositivo in fase di possesso e troppo timido in interdizione. Con un attacco spuntato dove Lukaku non è riuscito mai a far salire da far suo la squadra. Con un Kvara puntualmente raddoppiato in quella poche occasioni in cui il Napoli è riuscito a mettere la testa fuori uscendo dalla pressione asfissiante, spesso uomo su uomo, portata dell’Empoli.
E meno male che la difesa ha retto bene, con un superbo Buongiorno sempre più leader della retroguardia azzurra. Che più di una sbandata l’ha presa. Soffrendo maledettamente le incursioni di uno scatenato Pezzella, tenuto molto alto allo scopo di bloccare la catena di destra del Napoli. Con Politano costretto spesso a rincorrere l’esterno empolese. In una prima frazione di gioco che ha confermato la tradizione che vuole la trasferta empolese sempre una tra le più ostiche del campionato per il Napoli. Conte, poi, ad Empoli mai aveva vinto nella sua carriera!
Sarà anche per questo che, probabilmente, il tecnico leccese si sarà fatto sentire eccome dai suoi nell’intervallo. Perché il Napoli del secondo tempo è stato tutt’altra cosa. Per carità, nulla di trascendentale, ma almeno più propositivo e meglio messo in campo si. Con Anguissa più alto a destra ad alimentare le giocate del duo Di Lorenzo – Politano creando, finalmente, qualche grattacapo alla difesa empolese. Con Conte che ha pescato dalla panchina due jolly rivelatisi preziosissimi. Simeone, a sostituire un inguardabile Lukaku. Olivera a dare maggiore concretezza in fase di spinta e non solo, al posto di uno spento Spinazzola.
E la musica è cambiata. Anche se il Napoli è passato solo su rigore. Dubbio, ma tremendamente importante ai fini del risultato finale. Un rigore, trasformato con freddezza da Kvara, sul quale il Napoli ha poi costruito la sua sesta vittoria in campionato. Con Conte che ha regalato alla platea la splendida serpentina di Neres, nel frattempo subentrato, sapientemente, al posto del match-winner georgiano.
In definitiva, dunque, tre punti da mettere in cascina. Che fanno bene al morale, oltre a regalare una classifica inattesa. Ci sarà poi modo e tempo per comprendere i motivi di una prestazione non proprio esaltante come quella di oggi. Perché le vittorie, anche se sofferte, aiutano a vincere. Fanno gruppo ed unità d’intenti. Conte lo sa bene ed è garanzia di equilibrio ed applicazione costante. E sicuramente, alla ripresa degli allenamenti, dirà che la prossima partita contro il Lecce sarà da affrontare come una finale di Champions. Per inseguire un nuovo sogno. Perché lui, in fondo in fondo, è il primo a crederci.
Raffaele Castiello




