Il Napoli non batte il Bologna: Inter ancora a +3

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Il solito ultimo Napoli, quello double face  primo tempo da raccontare e secondo da incubo, non va oltre il pari a Bologna. Occasione mancata, bicchiere mezzo vuoto, per ridurre ad un solo punto il distacco dalla capolista Inter. Punto importante  conquistato su un campo difficile e contro un Bologna in salute,  bicchiere mezzo pieno. Un punto che mantiene ancora intatte le possibilità di contendere fino alla fine il titolo alla beneamata.

Ma quanta fatica ! Dopo un primo tempo dominato, condotto con il piglio giusto. Ed un vantaggio concretizzatosi con una percussione centrale di Anguissa favorita da un ottimo gioco di sponda di Lukaku.
Un primo tempo dove il Napoli, ancora una volta in emergenza per gli improvvisi forfait di Meret e Buongiorno, ha però sprecato almeno un paio d’occasioni per dare il colpo di grazia al Bologna. Questione di ” non “feeling con il.gol!

E poi la ripresa. Quella che non ti aspetti da una squadra che dovrebbe lottare con il coltello tra i denti per sfruttare il mezzo passo falso dell’ Inter a Parma. E che invece, impotente e quasi impaurita, indietreggia sotto i colpi di un Bologna, aggressivo e caparbio,  ripresosi dopo un primo tempo in cui aveva sofferto non poco la spigliatezza del Napoli. Con il giusto e meritato pareggio di Ndoye, esterno bolognese devastante dalle parti di capitan Di Lorenzo.

Molto Bologna nel secondo tempo e poco, pochissimo Napoli. Arruffone, sbiadito, ed incapace di ripartire. Che, solo alla fine, in pieno recupero, e nell’unica sortita offensiva degna di nota, addirittura ha sfiorato il colpaccio sugli sviluppi di un calcio da fermo. Sarebbe stato, obiettivamente, troppo.

Troppo per un Napoli che, ancora una volta, non ha saputo  sferrare il colpo di grazia al momento giusto dopo il vantaggio iniziale. Questione, questa volta, di poca  qualità dei suoi interpreti che, sotto porta, difettano di cinismo e precisione per far male davvero all’avversario di turno.

La stessa qualità che manca, evidentemente, nella rosa a disposizione di Conte. Con il mister leccese che interviene apparentemente senza logica con alcuni cambi durante la partita.
Sostituendo un Neres evanescente con Raspadori, da lui stesso non ritenuto un esterno d’attacco.
Con Okafor, mistero dei misteri dell’ultima campagna acquisti, seduto in panca. E nulla di nuovo, purtroppo, sotto questo aspetto.

La partita di Bologna va così archiviata, gioco forza, guardando al bicchiere mezzo pieno, rimandando alla fine del torneo ogni discorso legato alle aspettative di crescita della squadra.
Il punto guadagnato va tenuto stretto per alimentare concrete speranze di dare fastidio fino alla fine. Contro in’ Inter che appare, guardando le ultime prestazioni, anch’essa in affanno. Impegnata com’è a competere su tre fronti. Con notevole dispendio di energie nervose oltre che fisiche.

Restano dunque sette partite ancora in cui bisogna giocarsi tutto. Dando un’occhiata si a quello che l’Inter riuscirà a fare di parte sua.
Ma, soprattutto, facendo il proprio e buttando il cuore oltre gli ostacoli. Fisicamente, mentalmente, senza lasciare nulla d’intentato.
Per provare a fare quella che, sicuramente, visti gli equilibri qualitativi in gioco, sarebbe un’impresa.

Per Conte, costretto suo malgrado, a dover, come si dice in gergo,  friggere il pesce con l’acqua.
Per Di Lorenzo e compagni riscattando  la scorsa orribile annata e rivestendo  sul fotofinish i panni dei campioni.
Un po’ per sfizio o  “sultanto  pe’ dispietto”, come canta il buon Sal da Vinci.

Raffaele Castiello