
Altro che bandiere e bus scoperti. Ci sarà ancora da lottare. Perché il Napoli si è complicato maledettamente la vita. Giocandosi, si fa per dire, il suo jolly scudetto nella partita che nessuno si aspettava. Un pari amaro quello andato in scena al Maradona. Contro un Genoa che ha lottato fino all’ultimo per rendere la vita difficile al Napoli. È la legge dello sport. E qualche volta fa un poco rabbia sperimentarla sulla propria pelle!
Ma tant’è e, cosa fatta capo a, come suol dirsi. E niente psicodrammi collettivi. Il Napoli è ancora primo. Anche se appiccicato al misero punticino di vantaggio sull’Inter stellare che ha matato il Barcellona. E non è poco quando mancano solo due tappe al termine del traguardo finale. E ci vuole testa. Quella che Conte ha più volte ricordato ai suoi durante tutta la partita contro il Genoa. Soprattutto dopo i vantaggi acquisiti sia nel primo tempo che nel secondo.
Non è bastato però. Perché il Napoli dopo due gol di ottima fattura del duo Lukaku – Raspadori ha, in entrambi i casi, subito il ritorno del Genoa. Che ha fatto male. Soprattutto ad una manciata di minuti dal termine della gara. Ancora di testa come in occasione del primo pareggio.
L’impressione è che il Napoli, più che contro il Genoa, abbia lottato contro le sue ansie. Prima tra tutte quella di dover fare risultato pieno a tutti i costi per conservare i tre punti di vantaggio in classifica. E questo spiega, dopo l’accelerata in occasione dei gol fatti, l’immediato schierarsi a difesa del risultato acquisito.
Certo, dopo lo splendido raddoppio di Raspadori imbeccato di fino da McTominay, il Napoli ha sfiorato il terzo gol in almeno due occasioni con Anguissa e Raspadori stesso. Ma qui, più che l’ansia, ha giocato un brutto scherzo il non essere abbastanza cinici. Caratteristica purtroppo negativa del Napoli.
Poi, forse, qualche mossa anche l’esperto Conte l’ha sbagliata. E perdere Lobotka dopo circa dieci minuti per infortunio, così come schierarsi fatalmente a difesa del vantaggio finale con il subentro di Billing in luogo di un Raspadori in fiducia, più di qualche dubbio fa nascere.
Insomma, il Napoli, nel suo complesso ha mostrato più di qualche crepa. Evidenziando a tutti i livelli il fatidico braccino corto. Interpretando la gara senza l’atteggiamento di chi vuole chiudere i conti con la matematica e l’Inter.
Lasciando tutto, pericolosamente, aperto. Ridefinendo gli equilibri e le motivazioni della stessa Inter che ci crederà eccome fino alla fine. Sperando in un ulteriore passo falso del Napoli a Parma. Dove il Napoli sarà chiamato a giocare la sua finale. Mon di champions ma di campionato. Contro una squadra che si giocherà la permanenza in serie A e che venderà cara la pelle.
La speranza è che l’esperienza di Conte e di Oriali in situazioni del genere, possa fare da schermo ad un possibile scoramento del gruppo dopo l’inattesa battuta di arresto. Perché non è il momento dei rimpianti e tutto è ancora nelle mani degli azzurri. E manca poco poi, veramente come dice Conte: tutto il resto è noia!
Raffaele Castiello



