Ci risiamo. Il Napoli ritorna nella strada di mezzo. Quella che, da un lato, lambisce l’ambizione di essere una grande. Dall’altro mostra tutti i limiti che ostacolano tale processo.
Seconda sconfitta in Champions contro un Villareal che, evidentemente, è squadra ben più solida del Frosinone del quale il Napoli aveva fatto un sol boccone non più tardi di tre giorni fa.
Rimescolato nello schieramento iniziale con discutibili scelte dettate, soprattutto, dall’ esigenza di ruotare adeguatamente la rosa, il Napoli sembrava aver ben assorbito il parziale turnover voluto da Allegri.
Il tutto è durato però una ventina di minuti. Il tempo di passare in vantaggio su schema da calcio d’angolo, di sfiorare il raddoppio con Hojlund che colpiva clamorosamente il palo di testa. Poi il patatrac di Politano. Errore grossolano ed inaccettabile a questi livelli il suo. Ed è sceso il buio. Il Napoli si è disunito oltremisura. Perdendo la bussola ed andando addirittura sotto, con il Villareal che, pian piano, rinvigorito dal regalo del pareggio, ha preso il controllo della gara. Ed il Napoli ne è uscito. Facendo riemergere tutti i difetti dell’attuale sua dimensione.
Centrocampo in grande sofferenza dove McTominay, non ancora al massimo della condizione, De Bruyne, apparso in netta regressione rispetto alla prova gagliarda contro il Frosinone, e Gilmour non il massimo della fisicità, lasciavano spazio alla maggiore freschezza atletica e di palleggio degli spagnoli, condita anche dalla imprevedibilità di reparto assicurata dal gioco tra le linee del talentuoso Moreno.
Ben poca cosa anche il gioco sugli esterni dove, l’iniziale buona vena del duo nuovo di zecca, Di Lorenzo – Giovane, scemava pian piano. Con Politano, sul versante opposto, impegnato solo a rientrare in partita dopo l’errore clamoroso commesso in occasione del pari spagnolo.
Così vanno le partite quando rimetti in gioco l’avversario sbagliando senza resettare. Perché di tempo ce n’era eccome per ricompattarsi mentalmente e tecnicamente. Cercando di riprendere la partita.
E’ per questo che non si giustifica un secondo tempo anonimo, senza costrutto, giocato sotto ritmo ed in affanno atleticamente. A differente velocità rispetto agli avversari. Senza che gli innesti dalla panchina riescano ad incidere minimamente sull’andamento della gara.
Opache le prestazioni di Neres, Spinazzola, Lang che, nell’intenzione di Allegri, avrebbero dovuto alzare la qualità e la forza in attacco del Napoli nel tentativo di giocarsela la partita. Ricostruendo anche l’assetto tattico vincente della scorsa giornata di campionato.
Così non è stato ed il Napoli, continuando la sua inesorabile resa è riuscito nella ripresa soltanto a farsi ulteriore male prendendo il terzo gol così come aveva preso il secondo. Senza opporre resistenza alcuna.
Risultato, zero punti dopo due partite, ed il Napoli è già costretto al dentro o fuori nel prossimo turno contro il Bodo Glimt martedì al Maradona. Servono tre punti senza se e senza ma. Per traguardare i fatidici 12 punti che potrebbero servire per arrivare almeno ai play off di Champions.
Con l’intermezzo, niente male, di sabato prossimo quando gli azzurri se la vedranno con il Venezia in campionato. Ed anche qui servono tre punti come il pane. Per uscire dalla via di mezzo e cercare, possibilmente, di non uscirne con le ossa rotte come un arrabbiato Allegri a fine partita ha sentenziato.
Per lanciare un messaggio ai suoi. Ma, probabilmente, anche a se stesso. Cercando di far capire che è tempo di fare le cose per bene e trovare i giusti equilibri. Già, la regola dell’equilibrio. Perché è vietato sbagliare ancora.
Raffaele Castiello




