
Venticinque secondi per capire perché McTominay è, in questo momento, la mina vagante dell’attacco azzurro. Volutamente, perché evidentemente Conte conosce bene le sue qualità. Inserimenti e lucidità sotto rete. E’ cosi che, lanciato da Lukaku, rifinitore d’eccezione, in uno scambio ruoli che frastorna la difesa comasca, Scott diventa prima punta, ed il gioco è fatto in occasione del primo gol. Vantaggio fulmineo del Napoli, ma poi tanta sofferenza nel primo tempo.
Il Como è, infatti, una brutta gatta da pelare. Con il suo gioco che è l’espressione delle idee e del credo tattico di un certo Fabregas. Mica uno qualunque. E mette in estrema difficoltà gli azzurri con un giro palla veloce, ubriacante. Coprendo il campo in maniera egregia, mandando fuori tempo i centrocampisti azzurri, spostando la palla velocemente.
Un Como aggressivo, sorprendentemente padrone del campo, che costringe il Napoli ad abbassarsi. E a subire il martellante tiki – taka. Che non è sterile. Tutt’altro. Perché dopo un paio di tentativi andati a vuoto e dopo un palo clamoroso del gioiellino Paz, il Como la impatta con una rasoiata di Strefezza.
Pari più che meritato con un Napoli apparso troppo presto appagato dopo il fulmineo vantaggio iniziale. Poca pressione, imprecisione nelle trame di gioco, quasi timore dell’avversario. Cosa che non sarà, evidentemente, piaciuta a mister Conte. Perché il Napoli, al rientro in campo nella ripresa, ha cambiato completamente il suo atteggiamento. Diventando da subito aggressivo, con la squadra pronta a salire in fase di non possesso per spezzare il predominio di palleggio del Como. Per provare a mettere pressione al duo S.Roberto – Perrone di centrocampo.
È così che Olivera si è costruito l’occasione, rubando palla a Sergi Roberto, che ha portato al rigore poi trasformato da Lukaku. Cecchino impeccabile Romelu dal dischetto e non era facile visto l’andamento della partita e l’importanza di tornare in vantaggio. Ma big Rom sa come si fa dall’alto della sua navigata esperienza. La stessa che, unita ad un’altra sua classica giocata da centro boa d’attacco, gli ha consentito di lanciare a rete Neres in occasione del terzo gol con un filtrante al bacio alle spalle della difesa avversaria.
Sarà quindi anche vero che il belga non è ancora al massimo della condizione, ma la sua presenza si vede eccome. Una presenza da leader. Un gol e due assist in una sola gara sono tanta roba. Sono il segno indelebile di un calciatore che sposta gli equilibri e per questo fortemente voluto da Conte.
Che anche lui di equilibri se ne intende ed anche contro il Como, nel momento topico dell’incontro, ha capito che aveva bisogno di aggiungere imprevedibilità e freschezza dirompente in attacco inserendo un folletto tutto pepe: David Neres. E qui bisogna fare veramente i complimenti al brasiliano che nei pochissimi minuti a disposizione ha letteralmente fatto a pezzi la retroguardia comasca con un gol di ottima fattura ed un quasi gol dopo un’accelerata pazzesca.
Un’arma in più per un Napoli che con la sudatissima vittoria contro gli uomini di Fabregas, mette altri tre punti in cascina, come ama dire Antonio Conte. Per guardare ancora una domenica tutti dall’alto. Con la consapevolezza di essere sulla strada giusta. Quella della continuità di risultati con vittorie che possono aprire scenari inimmaginabili qualche mese fa.
Scenari per niente rassicuranti dopo la debacle dello scorso campionato. Tali da far, candidamente, affermare a Conte che una firma l’avrebbe messa a suo tempo per poter essere a questo punto del campionato in testa alla classifica in solitaria con 16 punti. Simpatico siparietto del tecnico salentino più che mai condottiero del rilancio azzurro, pronto a diventare un altro Masaniello all’ombra del Vesuvio.
Raffaele Castiello




