I numeri non mentono mai. E quelli del Napoli sono fuori controllo ormai. Terza sconfitta in campionato. La quinta dopo nove partite ufficiali. Un campionato da riscrivere Una Champions da sistemare nell’unico modo possibile il prossimo martedì contro il Bodo Glimt. Con una vittoria. Altrimenti sarà ulteriore benzina che alimenterà il fuoco delle polemiche.
Il Napoli scivola a Venezia in modo indecoroso. E ne esce esattamente come aveva sentenziato Allegri non più tardi di qualche giorno fa: con le ossa rotte. Perché Venezia era una partita di fondamentale importanza per la classifica e l’autostima del gruppo. Una partita ampiamente alla portata del Napoli contro un Venezia ultimo, reduce da ben sei sconfitte consecutive. Una partita in cui il Napoli doveva fare un solo boccone dell’avversario visto il netto divario qualitativo in campo.
E invece, nulla di tutto questo è successo perché il Napoli, in questo momento, è in una fase involutiva preoccupante. Assomiglia ad un gruppo di calciatori che proprio insieme, in campo, non sanno ritrovarsi. Cose già viste nel recente passato. Da chi non voleva accompagnare il morto.
Primo tempo inguardabile. Scolastico. Con una serie infinita di passaggi che non smuovono spazi. Giocate in orizzontale. Fraseggio lento e prevedibile che agevolava lo schieramento da bunker del Venezia. Che, chiaramente pensava solo a non prenderle. Con il Napoli che ben si guardava dal cercare di darle. Nessun tiro nello specchio della porta dei lagunari era il misero bottino raccolto da un Napoli semplicemente irritante
Un Napoli che Allegri aveva ridisegnato, ancora una volta, dando spazio e fiducia a qualche interprete discusso e a qualcun altro da poter, nella sua intenzione, valutare meglio Un turnover mal riuscito però. Con Lucca, Beukema e Giovane risucchiati dal grigiore generale. Con il centravanti azzurro ancora una volta confermatosi il peggiore delle novità proposte da Allegri. Svagato al punto da mancare addirittura in maniera clamorosa il pallone in piena area di rigore in una delle poche azioni degne di nota del primo tempo.
Inguardabile. Ma niente rispetto al solito pasticcio difensivo ad inizio ripresa. Questa volta Rrahmani spianava la via della rete al Venezia . Napoli sotto e notte buia. Con Allegri che cercava di porre rimedio inserendo De Bruyne, Hojlund, Alisson e Politano Ma la luce non si accendeva. Perché De Bruyne falliva il rigore del possibile pareggio. Ed il confuso arrembaggio del Napoli non portava a nulla di concreto. Riusciva solo ad esaltare in un paio di occasioni la figura del portiere lagunare, autore di un paio di buoni interventi su Lobotka e Alisson.
Nulla di buono, insomma. E sconfitta che sa tanto di figuraccia. Con il Napoli in evidente caduta libera. Che Allegri è chiamato a fermare.
Facendo magari, scelte definitive sul suo modo di intendere il calcio e sul modulo su cui insistere con il materiale a sua disposizione. Distribuendo certezze tattiche in campo senza alternare uomini e schemi in un momento dove, invece, c’è bisogno di una identità precisa della squadra. Trovando la giusta quadra. Facendo uscire la squadra dalla sua impotenza in attacco e dalla sua fragilità in difesa. Facendo scelte anche dolorose ed impopolari.
Perché il momento degli esperimenti è finito. Perché il Napoli è già con mezzo piede oltre il guado. Così come sembra essere imminente la reazione da parte di un De Laurentiis al momento in ossequioso silenzio.
Bodo Glimt e Roma potrebbero essere l’ultima chance concessa da Don Aurelio a squadra e tecnico. Poi, chissà. Venti di guerra, spirano in casa Napoli. Con un finale per niente scontato.
Raffaele Castiello




