
“A Benevento si segnala un solo reato per usura e pochi per racket ed estorsioni: significa che la vittima non è nelle condizioni sociali per poter denunciare. Serve una legislazione che tuteli maggiormente chi denuncia”. Lo ha detto Michele Martino, referente di Libera Benevento, nel commentare i numeri emersi nel Sannio durante la campagna nazionale “Fame di verità e giustizia” condotta dall’associazione contro le mafie. Nella provincia di Benevento sono 1157 i reati spia registrati nel 2024, la gran parte riguardano truffe e frodi informatiche (983) e a seguire delitti informatici (126), estorsioni (47) e uno per usura. Numeri che per Martino “non rappresentano una tranquillità ma un segnale d’allarme”.
In via Traiano è stato allestito un banchetto per l’ultima tappa regionale della campagna di Libera, con tanto di menù “fortemente indigesto per mafie e malaffare, ma fortemente salutare per il Paese”. Un menù da dodici portate che affrontano temi cruciali tra cui la mancata verità per circa l’80% delle vittime innocenti delle mafie, beni confiscati, gioco d’azzardo, libera informazione, corruzione, emergenze educative e il grande progetto denominato “Liberi di scegliere”, che consente a donne e figli di lasciare il proprio nucleo familiare mafioso. “Oggi si chiude qui il meraviglioso percorso campano, dandoci appuntamento in autunno: di questo menù vogliamo preparare tre pietanze, una che riguarda il tema della corruzione, una che riguarda il gioco d’azzardo e una che riguarda ‘Liberi di scegliere’, per stimolare l’appetito collettivo” ha chiosato Martino.
“Oggi abbiamo oltre 186 esperienze di riutilizzo di beni confiscati in Campania, ma c’è molto da fare ancora sia nei confronti delle amministrazioni sia con le strategie e le risorse da utilizzare per far diventare i beni confiscati volano di sviluppo e welfare” ha commentato il referente regionale di Libera Campania, Mariano Di Palma, nel soffermarsi sul tema dell’appuntamento odierno. “Libera – ha aggiunto – combatte inoltre la corruzione, madre di tutte le mafie, in territori come quelli della Campania attraversati sì dalla violenza dei clan ma anche da uno storico clientelismo che ha avvelenato le amministrazioni pubbliche anche di territori delle aree interne del nostro Paese”.



