Da Torino un segnale forte: il Napoli di Conte c’è

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Un pari tutto sommato giusto. Accettato dalle due squadre che hanno pensato soprattutto a non perdere. Per far crescere la propria autostima, rimanendo nei piani alti della classifica. Consolidando la tenuta delle rispettive difese. Secondo clean sheet per il Napoli ed ancora reti immacolate per la Juve di Thiago Mitta dopo 5 giornate.

Da Torino però torna un Napoli  che lancia un segnale forte al campionato. Un Napoli che comincia a prendere le sembianze delle idee di Conte. Un Napoli che c’è. Squadra compatta, rimodulata sullo scacchiere dal tecnico leccese con l’inserimento di uno scozzese da combattimento e qualità sopraffina che farà sicuramente parlare di sé nel prosieguo del torneo.

McTominay ha sorpreso per la scioltezza di palleggio e la forza d’urto che può assicurare la sua prestanza fisica. Buona personalità ed inserimento immediato nel ruolo affidatogli da Conte. Sorpreso anche Thiago Motta che, probabilmente, non si aspettava una schieramento a specchio del Napoli. Un 4-2-3-1 figlio della scelta meditata e provata, al riparo da occhi indiscreti, per tutta la settimana da Antonio Conte per dare spazio al biondo scozzese. Da lui fortemente voluto.

Del nuovo schieramento ne ha beneficiato sicuramente anche la difesa con la coppia di centrali, Rrahmani e Buongiorno, in grande spolvero. Annichilito ed annullato Vlahovic, sostituito clamorosamente alla fine del primo tempo per manifesta inconcretezza dimostrata.

La stessa di tutta la Juve, resa sterile da un atteggiamento guardingo ma mai remissivo di un Napoli ben messo in campo. Che ha giocato a testa alta ed è stato anche pericoloso all’occorrenza. Le uniche parate degne di nota sono state infatti dell’estremo juventino Di Gregorio. Né Meret prima, né Caprile dopo si sono sporcati minimamente i guantoni.

E, forse, qualche scelta diversa nell’ultimo passaggio avrebbe consentito anche di uscire dall’Alllianz Stadium con il bottino pieno. Neres, colpevolmente ignorato da Simeone nel finale in una ripartenza micidiale, avrebbe potuto fare molto male alla vecchia signora. Questione di automatismi ancora da limare, sui quali  Conte sicuramente lavorerà come suo solito  dall’alto della provata esperienza di tecnico vincente.

Perché Antonio da Lecce, pettina raramente le bambole. E più frequentemente lascia il segno con vittorie dove passa. Tutta Napoli lo spera. Ed in cuor suo anche lui sogna un giro d’onore al Maradona quanto prima, ubriacandosi di tifo. Questione di feeling. Quello che solo i vincenti, ed Antonio lo è, sanno creare.

Raffaele Castiello