Capodichino e Garibaldi, il fallimento della viabilità napoletana

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Due snodi nevralgici della mobilità napoletana — l’aeroporto di Capodichino e la stazione centrale di Piazza Garibaldi — rappresentano, purtroppo, l’emblema della cattiva gestione della viabilità urbana. Sono, insieme al porto, i punti di arrivo e di partenza più importanti della città, ma per chi arriva o parte da Napoli l’esperienza è spesso la stessa: traffico ingestibile, segnaletica confusa, soste impossibili e scelte urbanistiche incomprensibili.

Capodichino, l’assurdo dei parcheggi e il vialone deserto

All’aeroporto internazionale di Capodichino la situazione rasenta l’assurdo. C’è un vialone d’accesso ampio e lineare, viale Ruffo di Calabria, che fino a poco tempo fa veniva utilizzato dagli automobilisti in attesa dei passeggeri in arrivo: una sosta momentanea, senza intralcio, utile per chi accompagna o attende familiari e amici. Somiglia in piccolo alla strada che conduce all’aeroporto di Fiumicino. Solo che mentre lì negli anni è stata disegnata e messa in pratica una regolamentazione viaria adeguata a una metropoli, qui non si è riuscito a fare nulla. Anzi, qualcosa negli ultimi mesi è cambiato ma in peggio: la Polizia Municipale impone il divieto di sosta assoluto lungo questo breve ma strategico rettilineo e presidia la zona con unità che percorrono costantemente i due sensi di marcia lampeggiando e intimando di spostarsi anche a chi si ferma per pochi minuti. Neanche chi si ferma a comprare un dolce in una delle pasticcerie della zona è risparmiato.

Una scelta che lascia perplessi e che molti cittadini leggono come una forzatura. Si, esistono due aree di sosta “libera”: una con 15 minuti di sosta gratuita, l’altra con 45 minuti, ma la seconda è lontana, richiede di entrare, prendere il biglietto, cercare posto e poi uscire, un’operazione tutt’altro che rapida per chi deve semplicemente aspettare un arrivo.

Nel frattempo, chi arriva da altre province e decide di anticiparsi — magari un’ora prima per non rischiare di restare imbottigliati nel traffico — non ha alternative: deve pagare. E quando il traffico si intensifica, la rampa d’accesso all’aeroporto si blocca fino alla tangenziale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un nodo fondamentale gestito senza logica e senza pianificazione, in una delle aree urbanisticamente più delicate della città. E l’apertura della stazione della Metro non eliminerà il problema. Giustamente si esulta per il numero crescente dei passeggeri che transitano per Capodichino, mentre si tace sul disastro della viabilità comunale.

Piazza Garibaldi, terminal bus nel caos

Non va meglio a Piazza Garibaldi, altra “porta” di Napoli, crocevia di turisti, pendolari e lavoratori.

Il terminal bus è stato pensato in modo talmente paradossale da sembrare una scena di commedia all’italiana: gli autobus entrano ed escono dalla stessa strada, un tratto strettissimo di corso Arnaldo Lucci, che sfocia direttamente nella piazza.

Ogni manovra di ingresso o di uscita crea ingorghi infiniti, bloccando il traffico privato, rallentando gli altri autobus e rendendo quasi impossibile l’accesso al parcheggio auto interno al terminal. È un tappo quotidiano in una delle aree più trafficate e turistiche della città.

Eppure, una soluzione di buon senso esiste: basterebbe progettare un secondo accesso dal lato opposto, verso l’ingresso dell’autostrada, per creare vie di deflusso alternative e alleggerire il carico di traffico su corso Lucci. Non servono “scienziati dei trasporti” — servono urbanisti competenti e amministratori capaci di ascoltare il territorio.

Due simboli di una cattiva pianificazione

Capodichino e Piazza Garibaldi rappresentano le due cartoline peggiori della città, quelle che ogni visitatore si porta via insieme al biglietto di ritorno.

Il paradosso è che si tratta dei luoghi più strategici, le porte di ingresso e di uscita di Napoli e della Campania, eppure sono abbandonati a una gestione disordinata, improvvisata e priva di visione.

Chi governa la viabilità cittadina — tra assessorato ai trasporti, polizia municipale e uffici tecnici del Comune — dovrebbe interrogarsi su che immagine di Napoli stia offrendo al mondo e, soprattutto, quale disagio quotidiano stia infliggendo ai suoi cittadini.

Napoli merita una pianificazione all’altezza di una grande città europea, non decisioni che sembrano prese da chi non ha mai disegnato una mappa del traffico né vissuto il caos reale delle sue strade.

Perché l’impressione, purtroppo, è che alla guida della mobilità urbana ci sia più improvvisazione che competenza. E questo, in una città come Napoli, non è solo un problema di traffico: è una questione di dignità urbana.