Avellino, le denunce dell’Osapp: agenti presi in ostaggio, telefonini e droga nella cella di un boss

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Due eventi critici denunciati dall’Osapp nelle ultime 24 ore all’interno del carcere di Avellino: ieri un detenuto che ha preso in ostaggio degli agenti, droga e telefonini rinvenuti oggi in un cella di un boss della camorra. A riferirli il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci, che ricostruisce quanto accaduto ieri: “Un detenuto si è opposto ad essere tradotto in un altro istituto penitenziario minacciando il direttore, il comandante del carcere, il comandante del nucleo traduzioni ed il personale di scorta con un coltello rudimentale e un tirapugni, fuggendo nell’intercinta dell’istituto. Il direttore ha sospeso la traduzione per evitare che qualcuno potesse essere ferito gravemente.

Inutile rammentare che i protocolli operativi proposti dall’amministrazione al sottosegretario alla giustizia Del Mastro delle Vedove sono stati un vero e proprio fallimento – aggiunge il segretario generale Leo Beneduci – laddove anche ad Avellino è dimostrato che i detenuti possano decidere quello che i responsabili del carcere devono fare e nella particolare circostanze non eseguire una traduzione. Non possiamo fare altro che ribadire – conclude il leader dell’Osapp – l’urgenza che siano designati da parte del governo nuovi vertici dell’amministrazione che abbiano la capacità e le competenze per intervenire adeguatamente”.

Dieci telefonini nuovi incelofanati, 5 microtelefonini e 30 grammi di una sostanza sospetta e con molta probabilità cocaina, sono stati rinvenuti, grazie ad una perquisizione straordinaria della Polizia penitenziaria nella cella di un boss della camorra all’interno del carcere di Avellino. Si tratta – aggiunge Beneduci – dell’ennesimo evento critico occorso nella struttura penitenziaria irpina, a dimostrazione che non solo in quel carcere non si scherza ma che vi sono posti costantemente in dubbio sicurezza e legalità, anche nell’interesse della Collettività esterna. Ancora una volta- indica Beneduci – chiediamo a gran voce per Avellino come per tutte le infrastrutture penitenziarie a rischio sul territorio nazionale, il rafforzamento di organici e degli strumenti di lavoro e di tutela per il Corpo di Polizia penitenziaria e la riorganizzazione della politica penitenziaria nazionale che nell’eccessiva acquiescenza nei confronti della popolazione detenuta si sta dimostrando completamente fallimentare.