
Alla fine anche qualche fischio dagli spalti ha reso ancora più gelida la serata al Maradona. Una serata nera per il Napoli. Come il discutibile sfondo evocato dalla maglia di Halloween indossata. Una serata in cui la Fiorentina ha meritato la vittoria in virtù di una interpretazione tattica della gara perfetta. Con gli uomini di Italiano assoluti padroni del centrocampo, pronti a portare un pressing asfissiante in ogni zona del campo.
Squadra corta, quella viola, che ha fatto girare la palla velocemente concedendo quasi nulla in fase di impostazione agli azzurri mostrando, nel contempo, grande fisicità. Insomma, i viola hanno dato l’impressione di sapere esattamente come limitare la pericolosità del Napoli e come colpire al momento giusto. Come in occasione del primo gol in apertura dell’incontro dove, a conclusione di una caparbia e ragionata azione sulla destra, sono riusciti ad infilare il Napoli dal lato opposto, dopo rapido cambio direzione, trovando impreparata e fuori posizione la difesa azzurra. Con un Meret assolutamente non reattivo dopo la carambola sul palo, che sì è fatto infilare ingenuamente da Brekalo con il pallone che gli è passato tra le gambe.
Quasi un segnale della serata non certo gloriosa che stava per consumarsi. Ed infatti così è stato. Con un Napoli incapace di fare gioco propositivo, perché pressato all’inverosimile in fase di costruzione dal basso da marcature ad uomo predisposte ad arte da Italiano. Con un centrocampo che ha subito, di contro, il palleggio veloce dei viola ben orchestrato da Arthur e Bonaventura. Quest’ultimo, tra l’altro, eterno cecchino del Napoli, ha confezionato anche il secondo gol che ha tagliato le gambe ed offuscato completamente le idee al Napoli.
In verità, se vogliamo parlare di idee, questa sera si è avuta, purtroppo, la sensazione che non fossero molto chiare. Né in campo, né in panchina. E come, pur raggiungendo il momentaneo pari dal dischetto ( finalmente Osimhen!) in campo Di Lorenzo e compagni non sono riusciti ad invertire l’inerzia della gara, sciupando pure qualche buona occasione per andare a rete, anche la panchina ci ha messo del suo. Eccome. E se, ai più, era già risultato discutibile l’ingresso di Raspadori al posto dell’infortunato Anguissa nel corso del primo tempo, ancora maggiore è stata la sorpresa quando negli ultimi 15 minuti, con uno svantaggio da recuperare, sono usciti, uno dopo l’altro, Osimhen, Lobotka e Zielinski. Perché Osimhen non lo togli mai se c’è bisogno di lottare fino alla fine per raddrizzare una partita ormai compromessa!
Mistero Garciano, con il francese che aveva già incassato il solito gesto di disappunto questa volta da Politano, al momento della sua sostituzione. Brutto segnale anche questo Sul quale bisognerà riflettere per capire fino a che punto l’armonia regna nello spogliatoio. Club dei saggi compreso. Perché è vero che siamo solo agli inizi in campionato e Champions ma, alla fine, se non si lavora di gruppo difficilmente i risultati arriveranno.
In archivio, allora, questa sonora sconfitta, condita anche dal gol in ripartenza di Nico Gonzalez per il definitivo 1- 3, con la speranza che tutti, società, giocatori ed allenatore, remino nella stessa direzione, per dare un senso ad una stagione da campioni d’Italia. Di tempo c’è n’è ed il campo, come sempre, sarà il giudice supremo. Ma sembra, tuttavia, che il Napoli abbia già esaurito qualche Jolly di troppo. E da ora in poi sarà vietato distrarsi mantenendo la barra bene a dritta. Qualunque sia l’obiettivo da perseguire.
Raffaele Castiello



