Pompei, ricostruito in bronzo il Canone di Policleto: il progetto riapre il confronto sul Doriforo

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Il Canone di Policleto torna a prendere forma a Pompei con una nuova ricostruzione scientifica in bronzo. Il progetto del Parco Archeologico parte dallo studio delle copie romane dell’opera greca e dalle storiche matrici della ex Fonderia Chiurazzi, acquisite per evitarne la dispersione e valorizzarne il patrimonio.

Alla presentazione hanno partecipato il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel. L’iniziativa non si limita alla riproduzione di una celebre statua: punta a utilizzare archeologia, ricerca e artigianato per approfondire il modo in cui i capolavori greci sono arrivati fino a noi attraverso le copie di età romana.

Perché Pompei è centrale nello studio di Policleto

L’originale del Canone, realizzato intorno al 440 a.C., non è conservato. Come per molte opere dei grandi maestri greci del V e IV secolo a.C., la conoscenza moderna deriva soprattutto dalle copie romane. Una delle più importanti fu rinvenuta nel 1793 nella Palestra Sannitica di Pompei.

Nel 1863 lo studioso Karl Friedrichs mise in relazione quella copia con l’opera di Policleto. Tra il 1910 e il 1912 venne poi realizzata in Germania una prima ricostruzione filologica in bronzo, combinando elementi provenienti da diverse copie antiche.

Corpo da Pompei e testa da Ercolano

La nuova ricostruzione utilizza come riferimento per il corpo la statua marmorea della Palestra Sannitica, tra le più complete delle oltre cinquanta copie romane note. Per la testa è stato invece utilizzato come modello un busto bronzeo proveniente dalla Villa dei Papiri di Ercolano.

La ricostruzione introduce anche due elementi di particolare interesse: la policromia, per ricordare che le statue antiche non erano necessariamente bianche, e l’ipotesi che la figura impugnasse un giavellotto anziché una lancia.

Il confronto con il Doriforo

Quest’ultimo elemento riapre il confronto sulla tradizionale identificazione del Canone con il Doriforo, il celebre “portatore di lancia” attribuito a Policleto. Secondo l’interpretazione alla base del progetto pompeiano, fonti e testimonianze iconografiche potrebbero indicare due opere distinte.

Il lavoro rientra nel progetto di valorizzazione della collezione dell’ex Fonderia Chiurazzi. Il Parco intende preservare le matrici e, dove compatibile con la tutela, mantenerne viva la funzione produttiva, collegando patrimonio archeologico, ricerca e tradizione della fusione a cera persa ancora presente a Napoli.

Fonte: Parco Archeologico di Pompei e Ministero della Cultura; notizia originariamente diffusa da Adnkronos.