Manca chi sappia raccontare i vini italiani all’estero


La stimolante conversazione avuta qualche giorno fa con Raffaele Pagano (Joaquin vini) e il diniego di due aziende di permetterci una visita nelle loro cantine, sono lo spunto per una riflessione. Direte che c’entrano le due cose? C’entrano eccome. Vengo e mi spiego.
Di recente due aziende campane ci hanno rifiutato la visita presso le loro strutture, e dopo un primo momento di incredulità mista a delusione, ho compreso che dal loro punto di vista, era un atteggiamento pacificamente comprensibile. Troppi improvvisatori, troppi aficionados allegri, troppi mentecatti in giro in cerca di sponsorizzazioni contributi e via dicendo. E’ normale che alcune aziende non ne possano più. Il problema è nostro. Di noi giornalisti; di quelli che hanno il dovere di rappresentare un certo tipo di etica e di informazione. Occorre una maggiore professionalità, un approccio corretto verso i produttori e verso il vino. Ci sono troppe lobbies che guardano soltanto al loro orticello, senza alcuna visione di insieme del pianeta Italia. Ognuna a proteggere il suo.
Quando conobbi fugacemente il grande Veronelli (l’ultimo dei mohicani!), ammise che oramai anche lui era stato travolto dalla frenesia di giudicare, mettere punteggi, affibbiare classifiche, premi assurdi, medaglie ed onorificenze inutili. Diceva che nessuno sapeva più raccontare il vino con le giuste emozioni e competenze. E su questa scia, l’amabile conversazione avuta con Raffaele Pagano ci spingeva nella stessa identica direzione. “Non esistono persone a livello mediatico che sappiano rappresentare il nostro vino all’estero, manca la professionalità e manca soprattutto una figura di prestigio che abbia quella credibilità tale riconosciutagli dai buyers e quindi dai consumatori di tutto il mondo”. SIAMO ANCORA “PEPPEROONI” o quasi.
Il rammarico è ancora più forte in quanto leggo spesso alcuni blog ed alcune riviste, e verifico con piacere che ci sono validissime persone che scrivono articoli molto interessanti, ma che per forza di cose poi, rappresentano un qualcosa, un qualcuno a cui dare conto, e non riescono a descrivere un quadro di insieme del prodotto Italia.
La nostra, è vero, è una storia fatta di tanti minuscoli territori che hanno un altissimo valore qualitativo in termini assoluti, ma che sono mal rappresentati a livello mediatico globale e soprattutto non sono raccontati nel loro insieme. E’ il sistema ITALIA che dobbiamo raccontare, poi ci si addentra nel particolare, oggi avviene il contrario!
Dopo 20 anni di giornalismo sono disilluso e so che non esiste la free press, toglietevelo dalla testa; per comunicare, per raccontare, per fare il nostro lavoro si dovrebbe essere scevri dall’aspetto economico, vivere di altro ed amare il proprio mestiere, cogliere le sfumature per poi poter raccontare l’insieme; ma questo è un miraggio.
Noi siamo una piccola realtà e gli ultimi arrivati, ma abbiamo fatto una scelta chiara: chi sta coi noi lo fa unicamente per fornire un servizio alla comunità del gusto e dei piaceri, con una visione giornalistica del fenomeno. Tutti iscritti all’ordine e tutti praticanti che vogliono fare questo mestiere; la scelta di un blog e non di una rivista è per meri motivi burocratici: ma se occorre faremo anche questo passo. Chi sta con noi deve metterci del suo. Vogliamo essere diversi. Vogliamo raccontare il mondo del vino e del gusto a modo nostro, senza condizionamenti esterni, cercando di esaltare i territori e le eccellenze del sistema Italia e se anche queste frasi sono state già dette non fa nulla, il rispetto dei ruoli per noi è fondamentale.
Tu produci, sudi e fatichi, io devo limitarmi a raccontare la tua storia e la devo saper interpretare. Non il contrario.
Il mondo dell’informazione deve provare a raccontare il vino in termini più ampi. Descrivendo emozioni, storie, analizzando territori, brand e tutto ciò che circonda questo complesso mondo, puntando ad affascinare il consumatore, i buyers, gli stranieri. Facendo sistema nel raccontare le tipicità e le diversità.
Occorre poi allevare professionisti del settore, gente in grado di rappresentarci degnamente fuori. A tal proposito l’Università di Salerno sta provando a fare questo percorso e spero che riesca a produrre dei risultati concreti.
Abbiamo bisogno di gente valida e noi tutti abbiamo il dovere di rappresentare degnamente il nostro paese!
Dal nostro punto di vista non so se ci riusciremo, ma sono certo che ci proveremo, anche per non sentirsi dire più “ non siamo interessati ad una vostra visita…”.
Intanto andiamo al Vinexpo a Bordeaux ad imparare.
Gianluigi Carlino

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