Il vino campano e la nautica da diporto: nuove prospettive


Se il vino è per antonomasia la bevanda della civilizzazione lo dobbiamo all’elemento che ne è divenuto vettore: il mare. Si pensi alla diffusione della vitis vinifera dai “giardini del Caucaso”, la Georgia, alla Grecia e a tutto il bacino del “mare nostrum”. E sempre il mare è riuscito ad essere il mezzo di diffusione del vino anche in tempi relativamente recenti: l’epopea della vela ha svelato e diffuso le diverse realtà enologiche, ha reso possibile il commercio di vini liquorosi quali il Marsala, Il Madeira e il Porto destinati altrimenti a un consumo locale, creando molto tempo prima il fenomeno della globalizzazione. Ancora oggi il mare può essere una forza trainante per il settore enologico e per le attività produttive, anzi, di più: il mare può diventare il “testimonial” del vino e del cibo campano.
Da Punta Stendardo a Punta Ascoletti corrono circa 470 chilometri di costa e sul mare si affacciano 61 porti, di cui 220 km e 15 porti nella sola provincia di Salerno, adibiti alla nautica del diporto. Nel 2005, con 3700 posti barca ( il 13,8% totale in Italia ) la Campania si attestava al secondo posto, dopo la Sardegna e si pensi che nel 2007 è nata, con i suoi 2000 posti barca, la Marina di Stabia a testimoniare la tendenza alla crescita nello yachting. I porti-marina non sono soltanto l’avamposto per raggiungere le bellissime isole partenopee o un punto di partenza per fare cabotaggio lungo la Costiera amalfitana e cilentana, la penisola flegrea e sorrentina, la Baia di Trentaremi e i suoi 5 golfi (Bacoli, Pozzuoli, Napoli, Salerno e Policastro), non solo. Il Porto-marina è l’accesso dal mare all’entroterra. Il porto-marina come proscenio alla cultura locale e specchio della sua realtà enogastronomica, un terreno fertile per produttori, un considerevole indotto per le attività lavorative. Avere la possibilità di giocare in casa con i diportisti stranieri ma anche provenienti dalle altre realtà regionali è un’opportunità irrinunciabile per l’affermazione dei prodotti tipici di un territorio e per ribadire, giova ripeterlo, che la dieta mediterranea è nata in Campania, in Cilento a essere precisi. Il marketing ha svolto un ruolo determinante per l’affermazione del made in Italy in generale su scala mondiale, ma far diventare il turista stesso portatore sano della cultura enogastronomica della nostra regione con una seria pianificazione pubblicitaria all’interno delle aree dei vari marina sarebbe davvero proficuo ed efficace. A tutt’oggi lo yachting resta un fenomeno elitario, sia per quanto concerne le imbarcazioni ad uso armatoriale che charter, pertanto non solo eleganza e stile rappresentano i dettami per il corretto espletamento delle mansioni da parte di un equipaggio ma anche la cultura, la cultura necessaria ad evincere l’ospite o l’armatore sugli aspetti culturali di un luogo e le sue peculiarità culinarie si richiede necessaria. La gestione di uno yacht prevede infatti non solo la presenza di un comandante e di un marinaio avvezzi alla navigazione, ma anche di una hostess/steward e di uno chef a cui vengono affidati i non facili compiti dell’arte dell’accoglienza e del food & beverage management. E il target è altissimo a certi livelli. Agli addetti ai lavori necessitano, all’arrivo nei marina, agenzie che riforniscano la cambusa con prodotti di qualità diversamente da quelli forniti dai discount e che, all’occorrenza, offrano un servizio catering. E la tendenza a bordo è sempre, per ordini di servizio ospiti, quella di presentare in tavola un menù regionale strutturato in base all’offerta dei prodotti locali. Con queste premesse supportate da yachtmen esigenti di gustare il territorio sotto tutti gli aspetti, ove la loro barca è ormeggiata, diventa davvero spontaneo suscitare interesse e stimolo da parte dei produttori ad allestire dei laboratori di cucina, dei banchi di degustazione che fungano da front-office per le loro attività economiche che non siano finalizzati a se stessi ma, bensì, siano postazione ideale per la promozione storico-culturale e per l’esperto comunicatore del vino e del cibo, nonché doveroso incentivarli a pubblicizzarsi attraverso le agenzie marittime proponenti servizi turistici, armamento e noleggio di imbarcazioni. Un’opportunità per produttori, cantine e aziende, ma anche uno sbocco professionale competitivo ed innovativo per il sommelier che potrebbe a pieno titolo entrare a far parte dell’equipaggio di uno yacht ( purtroppo nel mondo della marineria il sommelier è riconosciuto, come figura alberghiera, solo a bordo delle navi da crociera), magari impersonando lo chef talvolta, coordinare il servizio con l’hostess/steward, redigere la carta dei vini in base al menù e al terroir, oppure essere il fiore all’occhiello dello staff alberghiero quando a bordo degli yachts vengono dati dei parties con un numero di ospiti più nutrito e che richieda, appunto, l’esigenza di un servizio catering, fino a ricoprire il ruolo di ambasciatore del territorio e delle realtà produttive locali sul “fronte del porto”. Occorre interagire con queste nuove realtà, carpirne i tempi, i meccanismi e, soprattutto le esigenze. Il mare non è mai stato così generoso e carico di promesse.
Gaetano Cataldo
Navigante e sommelier professionista AIS

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