Il Piedirosso alla prova del tempo, verticale della cantina Agnanum di Raffaele Moccia

Esperienza sensoriale intensa quella della verticale di dieci annate dalla 2003 alla 2012 di Piedirosso dei Campi Flegrei della cantina “Agnanum” di Raffaele Moccia, tenutasi lo scorso 30 aprile al ristorante Cap’alice, nel cuore del quartiere chiaia a Napoli.  Condotta da Marina Alaimo, con la partecipazione di Luciano Pignataro, è stata una degustazione che ha destato grande interesse e curiosità per un vitigno dal carattere notoriamente difficile,  come conferma l’enologo Gianluca Tommaselli e l’ampelografa Antonella Monaco.  Quando parla Raffaele Moccia si comprende subito che la sua è una storia d’amore con il suo vino,  ama ripetere spesso che “il vino si fa in vigna e non in cantina” ed è una storia d’amore con  il suo territorio, le colline vicino Napoli.  Luoghi dove viticoltori come Raffaele Moccia investono entusiasmo ed energia e che oggi sono all’attenzione anche delle istituzioni per progetti di ricerca e selezione su falanghina e piedirosso.
Un progetto enologico quello di “Agnanum” con il competente intervento dell’enologo Maurizio De Simone,  che rivela l’anima longeva del Piedirosso, contrariamente all’opinione di chi lo crede vino di pronta beva.
Si palesa  il carattere tipico del Piedirosso nell’annata 2008: ha grande espressività nel rosso rubino intenso e nei sentori  fragranti e iodati, anche di sottobosco, di grande persistenza. Sottile e coerente,  specialmente in bocca, dove le componenti  sono tutte  perfettamente integrate. Gusto rotondo, sapidità più che freschezza, giustamente tannico. Note da rimarcare, almeno quattro, dalla   vaniglia alla ciliegia, dalla  prugna fresca, ai frutti di bosco. Decisamente corposo, gradevole ed elegante, secco e persistente. Un vino equilibrato ed armonico che consente abbinamenti originali e innovativi.
Pasquale Poerio, sommelier professionista

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