Estero, estero. Chi lo capisce è bravo.


Il nostro principale difetto, parlo di noi italiani, è che non abbiamo ancora compreso che gli anni ’80 sono lontani e sono soltanto un pallido ricordo. Viviamo costantemente proiettati in quella effimera luce di quel che è stato senza osservare attentamente il presente, che è tragico, sotto tutti gli aspetti. Siamo un paese quasi da terzo mondo (ed il quasi è un eufemismo). Se non lo comprendiamo alla svelta e continuiamo a specchiarci di inutilità, rimarremo inesorabilmente indietro. La locomotiva mondiale corre, e corre in altre direzioni. Chi lo avrebbe mai detto che paesi come la Cina la Russia, ma soprattutto India e Brasile, da sempre considerati con una sorta di snobismo, inferiori, diventassero improvvisamente nostri potenziale salvatori?
Il paradosso è già sotto i nostri occhi; a via della Spiga, via condotti, ma come a via Tornabuoni etc, comprano solo cinesi e russi oramai, noi invece sempre più spesso andiamo a comprare dai negoziacci cinesi…Si sono invertitit i ruoli.
Questi sono i nostri mercati del futuro, direi quasi gli unici insieme a Giappone,StatiUniti e Canada e Paesi Scandinavi.
Servono pertanto come il pane figure professionali in grado di sviluppare discorsi concreti di collegamento con questi paesi, puntando su quella che è la nostra unica forza: il Made in Italy. Questo benedetto e sacrosanto Made In Italy che è il nostro straordinario patrimonio da preservare e al quale dobbiamo restare tutti dannatamente aggrappati. Università, Master specialistici, sono necessari per creare quelle figure professionali che sappiamo esportare il made in italy con quella veemenza indispensabile per contrastare quei paesi che si sono affacciati al mondo del vino e che con i loro low cost, danno filo da torcere al nostro eccellente prodotto finale. Non basta produrre eccellenti vini, bisogna saperli vendere, e considerato che il mercato italiano è sepolto quasi del tutto, la spinta è inevitabilmente all’estero, estero, estero.
Sento ancora discutere di “minchiate” su vino naturale, biologico, spumanti di qua di là; sono chiacchiere inutili, aiutiamo il nostro vino (eccellente per qualità tipicità e diversità) a varcare in massa i confini, sennò ci troveremo con splendide cantine piene di bottiglie e discussioni su quello che potevamo fare e non abbiamo fatto. Agire!
gianluigi carlino

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